Martedì, 25 Settembre 2018

    Alta tensione tra Melucci e Fornaro su ricorso al Dpcm In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Il botta e risposta tra il consigliere di Taranto Respira, Vincenzo Fornaro, e l’amministrazione di Taranto non si è esaurito a seguito della replica del primo cittadino alla diffida ricevuta dall’esponente ambientalista. Anzi.

    Dopo aver letto la nota di Melucci e De Franchi, Fornaro è tornato all’attacco, ma questa volta con toni duri: “L’oggetto della mia diffida è chiaro e conciso e non sconfina in altri ambiti come invece Lei preferisce fare nella sua risposta che trovo a tratti sgarbata e che, piuttosto, sembra avere come obbiettivo principale il discredito infondato della mia persona e della mia figura di consigliere. Questo approccio arrogante, coadiuvato dall’utilizzo di menzogne non le è consentito; non nel mio caso almeno. Senza contare che non le fa onore avere certi comportamenti vista la carica di primo cittadino che ricopre”. 

    In merito al ritiro del ricorso al Tar del Lazio contro il Dpcm che concede l’Aia all’Ilva, Fornaro scrive: “Le ho chiesto di non ritirarlo perché, fare ciò, significherebbe aver approfittato della buona fede di chi ha supportato l’impugnazione del DPCM. Non vorrà ridurla ad una farsa ad effetto mediatico, spero. Il mio silenzio, nello specifico, è dovuto al beneficio del dubbio che ho ritenuto opportuno concederle ben sapendo che avrebbe potuto, in ogni momento, tirarsi indietro dall’azione intrapresa. È questo ciò che vuole fare e che farà? Di questo le sto chiedendo conto in nome mio e della coalizione che rappresento. Su questo gradirei ricevere risposte”.

    Sugli effetti prodotti dal solo fatto di aver presentato il ricorso, il consigliere di Taranto Respira afferma: “Quelli che lei definisce “innegabili effetti positivi” seguiti all’impugnazione del DPCM, sono contentini che in alcun modo sortiranno benefici risolutivi per la salute della popolazione, per la salvaguardia dell’occupazione e per la tutela dell’ambiente. Comprenderà bene che risulta piuttosto ridicolo sentir parlare di “primo caso di avveramento del principio comunitario del chi inquina paga” in riferimento alla presunta pulizia a carico dell’Ilva del quartiere Tamburi che, dalla stessa, è deturpato, decimato e straziato da mezzo secolo a questa parte. È altrettanto ridicolo vantare come risultato la pulizia delle polveri che nell’arco di alcune decine di ore, ricopriranno nuovamente il rione Tamburi assieme ad innumerevoli sostanze inquinanti oltre che imbrattanti. E non è cambiando il nome allo stabilimento siderurgico, come lei si augura, che la nostra città potrà voltare pagina ed iniziare a sperare di vivere nella normalità come la stragrande maggioranza dei cittadini in ogni parte d’Italia. Taranto necessita di scelte coraggiose che producano fatti, non di parole nuove per definire la stessa cosa”.

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