Martedì, 11 Dicembre 2018

    Confindustria boccia la riconversione. “Ci portino le cifre e le risorse” In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Il presidente della Confindustria ionica Vincenzo Cesareo irrompe nel dibattito sul futuro dell’Ilva e lo fa rimarcando la sua netta contrarietà all’ipotesi della riconversione.

    “Pur nel rispetto delle diverse opinioni – afferma -, riteniamo che la chiusura, invocata erroneamente come se fosse realmente la risoluzione di tutti i mali, non farebbe che aggiungere povertà ad un territorio già dilaniato da una crisi visibile a tutti, e che coinvolge tutti i settori”.
    Poi rilancia chiedendo un confronto fondato su dati di fatto: “Attendo che chi è di parere diverso mi possa spiegare – però portandomi a conforto risorse, strumenti e cifre, senza parlare di fantomatici accordi di programma (come se mettere giù un accordo fosse già una soluzione) – come poter impiegare una forza lavoro di 15mila e passa unità, se consideriamo anche l’indotto. E dovrebbe anche spiegarmi che fine farebbe il risanamento ambientale, finora strettamente legato alla prosecuzione dell’attività”.
    Lo spettro di Bagnoli terrorizza l’associazione degli imprenditori ed il pericolo di un impoverimento economico del territorio induce Cesarea ad affermare: “Abbiamo tutti, credo, sotto gli occhi, vicende di aziende dismesse che ancora oggi, dopo diversi lustri, non trovano soluzione per il ricollocamento al lavoro dei loro ex dipendenti, trascinati stancamente da un anno all’altro fra ammortizzatori sociali e soluzioni stiracchiate e temporanee. E siamo, in questi casi, nell’ordine delle decine, delle centinaia di unità nei casi più gravi. Abbiamo sotto gli occhi, sul piano del risanamento, il caso Bagnoli, reale ed emblematico”.
    La vera emergenza per Cesarea si chiama sicurezza: “Bene ha fatto il governatore Emiliano a porre l’accento sulla necessità di controlli con vigore e convinzione; bene, a loro volta, i sindacati, che attorno alla questione si sono ritrovati, con un coro unanime, a pretendere un intervento deciso da parte dello Stato, chiamando in causa anche il Presidente della Repubblica”.
    “Personalmente – conclude il numero uno degli industriali -, ritengo che oltre agli interventi più urgenti, quelli che attengono un vigoroso giro di vite sulla sicurezza, si debba accelerare il passaggio alla cordata acquirente, al fine di assicurare alla fabbrica e ai suoi dipendenti una stabilità ed una ripresa – sotto tutti gli aspetti - che si traduca in sicurezza, continuità produttiva e occupazionale, ossigeno per il nostro indotto, ripresa sui mercati, che piaccia o no sono quelli che decidono le sorti di qualsiasi paese”.

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