Domenica, 24 Giugno 2018

    “Basta con il lavoro disumano”, l’appello al funerale di Angelo Fuggiano In evidenza

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Ad una settimana dalla morte di Angelo Fuggiano, la ferita inferta alla comunità tarantina non si è cicatrizzata. Lo testimonia la cerimonia con la quale ieri si è dato l’ultimo saluto al giovane operaio 28enne. Centinaia le persone presenti nella chiesa di san Domenico Maggiore. Parenti, amici, colleghi, ma anche il mondo delle istituzioni con il sindaco Rinaldo Melucci ed il suo vice Rocco De Franchi.  

    A celebrare la funzione religiosa è stato monsignor Alessandro Greco, vicario generale della Diocesi che ha letto un messaggio dell'arcivescovo Filippo Santoro, impegnato all'assemblea generale dei vescovi italiani.

    “Desidero far sentire la mia vicinanza paterna alla famiglia di Angelo Fuggiano, ai suoi bimbi, a Celeste, ai suoi genitori Domenico ed Eugenia, al fratello Ezio, ai nonni a tutti i famigliari e gli amici”, queste le prime parole recapitate alla famiglia del ragazzo.

    Poi monsignor Santoro ha ricordato che “la celebrazione che avviene nella Chiesa di san Domenico lì dove è venerato il simulacro della Vergine Addolorata, la Madonna del popolo della Città dei Due Mari, ci richiama aldilà di qualsiasi parola fuori posto, la dura realtà del dolore e della perdita”.

    “Il Cristo – scrive ancora il pastore della comunità tarantina - che viene disprezzato, umiliato, ingiustamente condannato, che muore innocente, trova un’oasi di umanità e di affetto nello sguardo di sua madre ai piedi della croce. Oggi cerchiamo tutti insieme quello sguardo, che ci ricorda che siamo Figli di Dio e quindi tutti figli degni e di pari dignità. Qui Angelo è accolto sulle ginocchia della Vergine Addolorata, a lei chiediamo il lume della fede e della speranza, che quel che oggi ci è tolto dal mondo, un giorno, ci sarà restituito da Dio”.

    Dall’omelia di monsignor Greco è arrivato invece un duro richiamo a chi è deputato a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. Sicurezza molto spesso invocata, ma assente. Il vicario si unisce al coro dei lavoratori che chiedono di fermare la mattanza silenziosa e costante che si abbatte sui tanti operai che lavorano in contesti a rischio. “Basta al lavoro disumano”, afferma, aggiungendo poi che i responsabili dovranno rispondere delle loro negligenze di fronte a Dio.

    All’uscita dalla chiesa, una marea umana ha scortato il feretro. Il pendio di san Domenico, come la chiesa, troppo angusti per contenere i tanti amici e conoscenti che hanno voluto accompagnare Angelo nell’ultimo suo viaggio.

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