Sabato, 18 Agosto 2018

    Polizia penitenziaria in rivolta contro sovraffollamento e violenza In evidenza

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Nella giornata in cui il corpo della Polizia penitenziaria dovrebbe festeggiare va di scena la protesta.

    Il sit in ha avuto luogo questa mattina davanti alla casa circondariale Carmelo Magli di Taranto. Le ragioni sono note, ma le soluzioni tardano ad arrivare. A mobilitarsi sono dei lavoratori che vivono a stretto contatto con il mondo dei detenuti, in questa struttura stipati in 554 a fronte di una capienza regolamentare di 315.

    Un clima che quotidianamente si trasforma in una polveriera esplosiva – dicono i lavoratori – foriera spesso di violenza, aggressioni nei confronti del personale e addirittura, nei casi più gravi, di forme di autolesionismo o suicidio tra i detenuti.

    Una condizione che oggi gli agenti iscritti alla FP CGIL e una delegazione di lavoratori iscritti all’OSAPP e al SINAPPE, hanno denunciato, riportando nuovamente all’attenzione della stampa quanto già esposto in numerosi documenti inviati alla direzione del carcere di Taranto e al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di Bari.

    A fare da argine a questa condizione vi sono solo 277 agenti a fronte di una pianta organica tarata su una capienza di 315 detenuti.

    “Ne ospitiamo mediamente oltre 500 – dicono gli agenti -. Oggi all’interno del Carmelo Magli ce ne sono per l’esattezza 554, e a loro risponde un corpo di polizia penitenziaria a cui non viene assicurato un adeguato trattamento di dignità nelle condizioni di lavoro”.

    “Da contratto gli agenti dovrebbero svolgere 6 ore di lavoro al giorno – fanno sapere in una nota - , ma in realtà non ne fanno mai meno di 8, e per coprire la carenza di personale svolgono lavoro straordinario mensile che arriva fino a tetti di 90 o 100 ore (di cui solo 41 regolarmente pagate)”.

    “Non possono permettersi neanche riposi compensativi – dice Cosimo Sardelli, segretario della FP CGIL di Taranto – perché quel sottodimensionamento di organico lo rende praticamente impossibile. Senza contare gli agenti di servizio per il nucleo traduzioni costretti a viaggiare verso altre strutture carcerarie per trasferimenti di detenuti e poi all’indomani costretti ad orari di servizio regolari”.

    Una situazione insostenibile insomma. I lavoratori attendono che questa battaglia di dignità venga nuovamente assunta da tutte le istituzioni carcerarie coinvolte, ma chiedono che “anche delle forze politiche inizino a guardare in faccia la sofferenza che qui siamo costretti a registrare”.

    Vota questo articolo
    (0 Voti)
    iblpartners_cis_rb_corona_banner_470x700.jpg
    menu_alfredo.jpg
    banner_igenia.jpg
    energy.jpg
    engineering.jpg
    iblpartners_cis_rb_corona_banner_470x700.jpg
    © 2014 associazione CronacheTarantine. Tutti i diritti sono riservati