Domenica, 24 Giugno 2018

    Melucci scrive a Di Maio: “Prosegua nel solco di Calenda” In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, scrive al ministro Luigi Di Maio e gli chiede di proseguire il lavoro fatto dal suo predecessore Carlo Calenda, in merito all’Ilva. Una lettera inaspettata e densa quella inviata dal primo.

    Vale la pena leggerla tutta e per questo ve la proponiamo integralmente. Ma per chi fosse interessato al sodo, forse il passaggio chiave è quello in cui Melucci dice: “Rispetto al tema della chiusura, non sta a me rammentare la quantità di miliardi necessari per una impeccabile pluridecennale bonifica, tesa ad evitare lo scenario di una seconda Bagnoli, se possibile su scala maggiore. Né possiede il Civico Ente gli strumenti per valutare le implicazioni e le difficoltà di una riconversione, caso per cui Lei dovrebbe indicarci quale assetto produttivo di destinazione, in grado di assorbire dignitosamente più di 22 mila addetti, tra diretti ed indiretti, addetti di età media 40 anni, quindi nel contempo destinati in una simile ipotesi ad una non agevole riqualificazione professionale, né ad un rapido pensionamento”.

    Ancora una volta la richiesta è quindi quella di fare chiarezza. Appena ieri, ai microfoni di Canale 85, Matteo Salvini aveva detto che il nuovo Governo non vuole chiudere l’Ilva. La palla passa ora a Di Maio cui già il ministro Costa aveva lasciato l’onere di esprimersi in merito al futuro della fabbrica.

    Ecco il testo della lettera di Melucci

    "Gentile ministro,

    sono certo che non abbia bisogno di ulteriori sollecitazioni rispetto alla vicenda Ilva, che riveste carattere cruciale per l’intero sistema Paese, ma che soprattutto rappresenta il paradigma di come lo Stato e il mercato abbiano ferito una comunità per generazioni, senza alcuna accettabile compensazione, fino ad oggi senza la cornice delle moderne tutele che nei contesti civili ed evoluti sono sovraordinate e precedono qualunque accordo sindacale, ovvero trattativa industriale e finanziaria.

    Non Le scrivo nemmeno vestito del pregiudizio politico di chi amministra secondo un quadro di valori ed obiettivi programmatici probabilmente distanti dai Suoi, ma con la consapevolezza che un dossier del genere è complesso per chiunque e merita tempo ed energie, che non si possono confinare all’atto del semplice insediamento al dicastero da Lei ora guidato.

    Ciò non di meno, da Sindaco di questa splendida città, che ha sempre risposto con coraggio agli sforzi dell’Italia repubblicana, sento il dovere di precisarLe lo stato dell’arte su Ilva, dal punto di vista degli Enti locali e di quanti si sono impegnati seriamente e lealmente col Suo predecessore negli ultimi mesi. Sento il bisogno di segnalarLe alcune questioni che forse non troverà in cima all’agenda dei tecnici, ma che i cittadini di Taranto avvertono come dirimenti. Ed in questo tentativo responsabile di supportare l’attività del Mise e consentire un rapido riavvio del negoziato generale, mi permetto di consegnare a tutti noi un suggerimento fondamentale: intorno ad Ilva il più drammatico errore che si può compiere è quello di non lavorare sulle carte, sulle copiose analisi degli organismi deputati al controllo sanitario ed ambientale, al riparo dalle speculazioni politiche e lontani dalle ideologie che forse ciascuno si porta dietro, anche inconsciamente.

    Naturalmente, sarebbe un segnale importante per la serenità di migliaia di lavoratori, diretti e dell’indotto, se Lei considerasse l’opportunità di una visita a Taranto nel più breve tempo possibile. Non si faccia condizionare da certe voci radicali, minoritarie e disfattiste, venga a portare la speranza, venga a portare alle istituzioni del territorio autorevoli ed inconfutabili linee guida sul futuro di Ilva. Veda con i Suoi occhi quanto è grande lo stabilimento, quanto prossimo al quartiere Tamburi, quante attività portuali e collaterali dipendono da quell’opificio, quanta ricchezza una Ilva resa finalmente sostenibile e in linea con i migliori standard tecnologici e normativi europei può ancora produrre, in un areale socio-economico che travalica di molto il territorio comunale di Taranto.

    A dirla con J.F. Kennedy, scelga di andare sulla luna, non perché sia facile, ma perché è ardito quanto essenziale per raggiungere l’obiettivo di mettere alla prova le capacità e le politiche del Suo Governo, perché solo se sosterrà una simile sfida potrà immaginare di modificare il dna dell’industria italiana, tutto parte e passa da Ilva, non si può sfuggire né procrastinare, e non è la presunzione di un Sindaco.

    Purtroppo, tutte le considerazioni si infrangono contro lo scoglio pratico del tempo a nostra disposizione. Come avrà di certo verificato, le risorse per tenere avviati in sicurezza gli impianti, pagare gli stipendi e i fornitori, o persino quelle accantonate solo per spegnere gli altoforni all’improvviso, sono in rapida via di esaurimento. Dunque, prima ancora di discutere di rilancio, riconversione oppure chiusura definitiva, Lei ha l’esigenza di iniziare questa corsa contro il tempo.

    Rispetto al tema della chiusura, non sta a me rammentare la quantità di miliardi necessari per una impeccabile pluridecennale bonifica, tesa ad evitare lo scenario di una seconda Bagnoli, se possibile su scala maggiore. Né possiede il Civico Ente gli strumenti per valutare le implicazioni e le difficoltà di una riconversione, caso per cui Lei dovrebbe indicarci quale assetto produttivo di destinazione, in grado di assorbire dignitosamente più di 22 mila addetti, tra diretti ed indiretti, addetti di età media 40 anni, quindi nel contempo destinati in una simile ipotesi ad una non agevole riqualificazione professionale, né ad un rapido pensionamento.

    Io posso, invece, raccontarLe che, prendendo le mosse dallo scenario più praticabile, nel perimetro delle leggi prodotte su Ilva o vigenti sulla materia, una volta acquisita la volontà dell’Antitrust UE, i Comuni dell’area di crisi complessa di Taranto e la Provincia di Taranto hanno tentato di migliorare le previsioni del Dpcm dello scorso 29 settembre, per lo meno nei contenuti applicativi e nel cronoprogramma degli interventi governati dall’Osservatorio interministeriale previsto dalla procedura di aggiudicazione dei compendi aziendali. Il tutto, a volte, in un contesto anche ruvido sul tavolo istituzionale a Roma, ma che alla fine ha determinato l’allentamento dei contenziosi giudiziali e la previsione di un protocollo d’intesa, allargato alla struttura commissariale ed all'aggiudicatario privato, che ha in potenza la qualità di stabilire nuove e più equilibrate relazioni tra territorio ed impresa, di monitorare i progressi ambientali, sanitari e tecnologici, di compensare la comunità in maniera affatto simbolica, di fornire all’Amministrazione comunale un più solido fondamento di diritto nell’ipotesi di ordinanze urgenti e contingibili.

    Il tutto, in una fase nella quale l’avvio del cantiere per la copertura dei parchi minerali primari e fossili, unitamente all’imminente rafforzamento delle misure di ristoro ambientale in occasione del fenomeno dei cosiddetti “wind days”, potrebbe determinare, nello spazio del prossimo biennio, l’esaurimento graduale del più visibile motivo di disagio della comunità ionica e di discredito dell’immagine di Taranto più in generale, con prevedibili ricadute positive sulla nostra pianificazione strategica, volta in ogni caso alla diversificazione produttiva, in chiave green.

    A completare il quadro sul sentimento locale, mi corre anche l’obbligo di richiamare il referendum che nel 2013 non raggiunse il quorum sul quesito della chiusura di Ilva, a testimoniare la concretezza di cittadini e lavoratori, la loro fiducia nell’opera di rilancio da parte delle Istituzioni.

    Signor Ministro, io sono prima di tutto un papà tarantino, che di fronte alle coperture economiche, il sostegno pieno del Governo ed un progetto affidabile non avrebbe alcuna remora verso le più disparate soluzioni. Non a qualunque costo si può tenere Ilva in esercizio, ma non con semplici promesse si può anche solo immaginarne la chiusura, contribuendo ad incendiare il clima già teso tra i lavoratori dello stabilimento. Qui non ci sono pirati del capitalismo in azione, né lobby pronte a violentare il creato a cuor leggero, qui troverà soltanto amministratori, cittadini e stakeholder che hanno bisogno di un approccio serio e definitivo, illuminista. E qui azzardo sommessamente un secondo suggerimento a tutti noi, il lavoro svolto dal Suo precedessore è degno della più alta ed imparziale considerazione, rappresenta un ottimo punto di ripartenza, specie se si vuole tenere come bussola lo scarso tempo ancora a disposizione.

    Riconvochi presto tutti gli attori di buona volontà e che hanno titolo. Facciamo svoltare insieme Taranto, sarà un test per la modernità dell’intero Paese".

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