Giovedì, 18 Ottobre 2018

    Ilva, da Taranto appello a Di Maio a non perdere altro tempo In evidenza

    Foto Studio R.Ingenito Foto Studio R.Ingenito

    Nessuna volontà di contrapporsi sterilmente al nuovo Governo, assicurano dal tavolo della conferenza stampa oggi tenutasi presso palazzo di città. Lo ribadiscono il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, e quelli di Montemesola e Statte, il presidente della Provincia, Martino Tamburrano, il presidente di Confindustria, Vincenzo Cesareo, e il segretario provinciale della Uil, Giancarlo Turi. Nei confronti di Di Maio viene lanciato solo un appello corale: non si perda altro tempo. E soprattutto si dica se è intenzione di questo esecutivo mantenere aperta la fabbrica.

    Gli attori istituzionali, sindacali e datoriali appena menzionati, come è noto, questa mattina non hanno partecipato al vertice convocato al Mise su Ilva, nonostante la prima intenzione andasse in direzione opposta. A far cambiare loro idea sono stati 3 elementi che proviamo qui di seguito a sintetizzare.

    • L’addendum non contiene novità

    Già questa è una notizia. In altre parole, questa mattina è stato ribadito che le slide che Mittal avrebbe mostrato al ministro Di Maio erano già in possesso dei rappresentanti istituzionali e che quindi non si trattava di un vertice operativo, ma di una mera presentazione pubblica di elementi abbondantemente acquisiti. Secondo quanto affermato dal sindaco Melucci, inoltre, le misure contenute nelle slide non presentanto caratteri di novità rispetto a quanto già aveva ottenuto il ministro Calenda in 12 mesi di contrattazione con il gruppo franco-indiano. A queste proposte migliorative, ora Mittal avrebbe apportato solo correttivi di poco conto.

    • La mancanza del ministro dell’Ambiente

    Dalla convocazione inviata da Di Maio si evinceva in modo palese la mancanza, al tavolo, del ministro dell’Ambiente o di un suo rappresentante. Elemento questo inspiegabile per i sindaci di Taranto, Statte e Montemesola, ma anche per il presidente Tamburrano. Inspiegabile perché è proprio il ministero presieduto da Costa a dover dare il definitivo via libera alle proposte migliorative di Mittal rispetto all’attuale Piano ambientale.

    • La presenza delle associazioni che si battono per la chiusura

    Il terzo elemento, ovvero la convocazione last-minute delle associazioni, ha fatto nascere il sospetto che non si trattasse di un tavolo in cui parlare del futuro dell’Ilva, ma di un tentativo del ministro Di Maio di tenere buona una parte dell’elettorato che ha contribuito al successo del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni. Un “simulacro di partecipazione”, come è scritto questa mattina su Repubblica, che non avrebbe fatto fare passi in avanti alla vertenza.

    Per questo, dal sindaco di Taranto, in chiusura è arrivato l’appello a Di Maio a portare il confronto sugli elementi ambientali in riva allo ionio dove poter organizzare un incontro in cui ottenere un maggiore riscontro partecipativo.

    Dalle sigle sindacali presenti (oltre la Uil vi erano la Confsal e la Cgil) è arrivato infine l’appello a non sottovalutare la questione occupazionale e a premere affinché tutte le unità attualmente occupate continiuno ad essere inserite nel ciclo produttivo anche nel prossimo futuro.

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