Giovedì, 16 Agosto 2018

    Il piano ambientale di Mittal non soddisfa le associazioni. Ecco perché

    Il piano ambientale di Mittal non ha mai convinto le associazioni che tutelano la salute pubblica e l’ambiente a Taranto. Tuttavia anche il cosiddetto “addendum”, ovvero le proposte migliorative al Piano che Mittal ha inviato al Governo e presentato pubblicamente a Roma per mezzo di una serie di slide, non convince il Wwf di Taranto ed il movimento TarantoRicercaFuturo.

    “Il documento Addendum contrattuale proposto da AM Investco Italy Srl – affermano - è un documento “politico” più che tecnico, poiché in esso si menzionano una serie di interventi, la cui fattibilità appare sempre strategicamente vincolata a processi terzi (normative, piano industriale, compatibilità, ecc…) o a volontà terze, dipendenti non dal potere decisionale del committente, ma piuttosto da quella di altri enti e soggetti politici (l’EU, il Governo, il Comune di Taranto, i sindacati). Pur volendo apprezzare lo sforzo o forse l’obbligo interlocutorio di ArcelorMittal (AM) con la realtà tarantina, al lettore critico, l’Addendum si presenta come un’operazione di immagine per la company, ma che lascia inalterati gli scenari critici dei nodi tecnico-politico-ambientale-economico gravanti da decenni sullo stabilimento siderurgico tarantino”.

    Ma quali sono i punti su cui il piano con le sue modifiche viene contestato? Vediamoli schematicamente. Le due associazioni affermano che l’approssimazione e la genericità degli impegni proposti nell’addendum contrattuale appaiono evidenti in diversi passaggi del documento. “A titolo di esempio – scrivono -, si consideri che già nella prima pagina il termine “eliminare” riferito alle fonti inquinanti viene usato in sinonimia a quello ben più vago, riportato nella nota, di “riduzione al minimo possibile”. Di consuetudine, in un documento tecnico-contrattuale come questo, è interesse di tutte le parti contraenti essere puntuali nell’indicare la misura quantitativa di ogni intervento/onere contrattuale anche con l’ausilio di numeri percentuali prospettici. Nella fattispecie, il committente AM avrebbe dovuto almeno indicare una soglia minima percentuale di riduzione delle fonti inquinanti per permettere una valutazione più trasparente della qualità del suo programma di interventi”.


    “Si consideri inoltre – scrivono Wwf e TarantoRicercaFuturo - che il documento aggiuntivo proposto da AM è fortemente deficitario ed impreciso sui tempi prospettici di realizzazione delle attività e sulle modalità attuative delle stesse, non solo per quanto concerne la realizzazione degli interventi tecnici di ammodernamento dell’impianto siderurgico tarantino, ma anche per le attività collaborative in materia di Valutazione del Danno Sanitario (VDS)”. 

    Inoltre – nel documento – si rammenta che “la copertura dei parchi minerali (e pertanto la riduzione delle polveri), la razionalizzazione del consumo delle acque attraverso tecniche di riciclo, il reimpiego del rottame ferroso in un’ottica definita di “economia circolare” (e pertanto una automatica riduzione della produzione di CO2), l’adozione di filtri di tecnologia presumibilmente più avanzata (da appurare con schede tecniche), i nuovi sistemi di aspirazione agli impianti di sinterizzazione del minerale e alle cokerie, non sono una concessione di AM alla città di Taranto, ma il semplice adeguamento degli impianti agli standard europei per anni ignorati delle committenze e commissari precedenti”.

    Il documento è molto lungo e contiene diverse tecnicalità che per ragioni di economia di spazio non è possibile qui riprodurre. Al fondo, resta la contrarietà del mondo ecologista rispetto alle misure che dovrebbero tutelare la popolazione tarantina dal rischio di contrarre malattie legate alle emissioni inquinanti. Resta da capire: il ministro Di Maio, dopo aver letto le 23 mila pagine del dossier Ilva, avrà cura di leggere anche questo documento?

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