Giovedì, 16 Agosto 2018

    Ilva, le associazioni tornano all’attacco. Nel mirino le certificazioni ISO In evidenza

    Foto Studio R.Ingenito Foto Studio R.Ingenito

    Non si arresta il pressing sul Governo da parte delle associazioni che si riconoscono nel Piano Taranto. E così, questa mattina, il comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, il comitato di quartiere Tamburi, la FLMUniti CUB, Giustizia per Taranto, Legamjonici, Tamburi combattenti, Taranto Respira eTuttaMiaLaCittà si sono ritrovate nella piazza antistante palazzo di città per chiedere all’esecutivo Conte e, in particolare ai ministri competenti, ulteriori approfondimenti.

    Su cosa? Sono due le situazioni sulle quali al momento – secondo le associazioni e i comitati pro-chiusura dell’Ilva – vi è ancora una certa opacità. La prima riguarda la certificazione UNI EN ISO 14001 (standard internazionale che fissa i requisiti di un sistema di gestione ambientale) di cui è fornito lo stabilimento di Taranto. Scrivono: “Come si evince dal sito di Accredia, l'ente designato dal governo italiano ad attestare la competenza, l'indipendenza e l'imparzialità degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità dei beni e dei servizi alle norme, Ilva spa in amministrazione straordinaria è certificata per gli impianti di Taranto dall’organismo accreditato IGQ per “tutte le attività connesse alla produzione di acciaio da ciclo integrale, quali: gestione dei parchi minerali, agglomerazione, cokeria, altoforno, acciaieria, laminazione, tubifici, zincatura, cava, produzione calce, discarica e recupero rifiuti”. Ci è legittimo manifestare seri dubbi sul rilascio e mantenimento di tale certificazione, dato che parliamo di impianti per i quali non è garantita nemmeno la conformità normativa”. 

    Per questo ora le associazioni si rivolgono sia all’ente di certificazione IGQ, ma soprattutto all’organismo di controllo Accredia, che opera sotto la vigilanza del ministero dello Sviluppo economico. “Per di più, sempre dal sito di Accredia – affermano in coro -, risulta che tale certificazione è ancora emessa secondo lo standard UNI EN ISO 14001 del 2004 e non secondo la nuova versione del 2015”.

     Gli ulteriori dubbi degli ambientalisti convergono sulla figura del presidente dell’osservatorio permanente per il monitoraggio dell’attuazione del Piano Ambientale dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, previsto dal DPCM del 29 settembre 2017, Giuseppe Lo Presti. Ma anche su Antonio Fardelli, a tutt’oggi, membro dell’osservatorio. Dei due – che non risultano indagati - sono state diffuse dai quotidiani nazionali alcune intercettazioni, in relazione ad un’inchiesta che riguarda la centrale di Vado Ligure; intercettazioni dalle quali emergerebbero dubbi sull’opportunità di nominare entrambi in un organo così importante per le attività di controllo delle emissioni della fabbrica di Taranto.

    Al Governo le associazioni chiedono ora di fare chiarezza. Non solo sul futuro dell’Ilva, sul quale ormai permangono davvero pochi dubbi. Ma su tutto ciò che attiene la garanzia della sicurezza dei lavoratori e la salute dei cittadini.

     

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