Mercoledì, 14 Novembre 2018

    Ilva, tutti contro Di Maio. Chiesta pubblicazione del parere e Viias In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “Su Ilva chiediamo innanzitutto che sia reso pubblico il parere della Avvocatura dello Stato: non c'è spazio per segreti in una procedura di vendita di cui abbiamo denunciato sin dall'inizio l'opacità e l'eccessivo peso dato all'offerta economica rispetto alle esigenze di salvaguardia della salute e del lavoro e, quindi, alle valutazioni sul Piano Ambientale e sul Piano Industriale".

    Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto, è solo l’ultima in ordine di tempo a chiedere maggiore trasparenza al vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. "I cittadini di Taranto – scrive - hanno il diritto di farsi un'opinione da soli, senza intermediazioni: la trasparenza è un requisito indispensabile per ripristinare un rapporto di fiducia tra la città e le istituzioni."

    La stessa richiesta era venuta ieri dalle associazioni ambientaliste e dalla politica locale. “È incredibile che lo stesso Governo – affermava il consigliere regionale di Sinistra Italiana, Mino Borraccino - dichiari di voler de-secretare gli atti sulle concessioni di Autostrade e mantiene nei cassetti il parere dell’Avvocatura sulla gara per l’Ilva! Di Maio renda immediatamente pubblico il Parere e, se il suo Governo non garantisce i livelli occupazionali e non reintroduce la Valutazione Sanitario nell’Autorizzazione ambientale per l’Ilva, si dimetta”.

    Tuttavia i problemi che si presentano di fronte al titolare dello Sviluppo economico non riguardano solo questo aspetto. Le richieste e le istanze ribadite dalla società civile e dai diversi stakeholder della vicenda sono molteplici. Tanto sul piano ambientale, quanto su quello occupazionale.

    Sul primo fronte è ancora Lunetta Franco ad indicare al ministro che c’è ancora tanto da lavorare: "Ribadiamo – dice - che riteniamo insufficienti le integrazioni al piano ambientale dell'Ilva recentemente presentate al Ministero dello Sviluppo economico dal gruppo Arcelor Mittal. In particolare continuiamo a contestare il dato relativo alla produzione che si intende realizzare a Taranto. Mittal dichiara di voler produrre 8 milioni di tonnellate annue di acciaio dal ciclo integrale, mentre noi riteniamo, sulla base della valutazione del danno sanitario effettuata da Arpa Puglia, che non si debbano superare i 6 milioni di tonnellate come massima produzione possibile da ciclo integrale se si vogliono evitare rischi per la salute di migliaia di persone . Inoltre, il gruppo si impegna a collaborare con Arpa e ASL per effettuare annualmente la valutazione del danno sanitario ma non dice nulla in merito alla valutazione d'impatto preventiva che Legambiente continua a chiedere ritenendola indispensabile per  lo stabilimento siderurgico tarantino”.

    Sulla stessa linea d’onda anche Borraccino che afferma: “Come abbiamo sostenuto fin dall’inizio del percorso di messa in vendita di Ilva si devono individuare e mettere in atto tutte le necessarie modifiche (anche radicali) alla tecnologia produttiva, finalizzate alla tutela della salute pubblica, da definire a valle della Valutazione del Rischio e dell’Impatto Sanitario”.

    E ancora: “Nessuno potrebbe impedire al Governo attuale di fare un Decreto con il quale rendere obbligatoria la Valutazione Sanitaria nella Procedura Autorizzativa delle acciaierie, rovesciando il Decreto Balduzzi del 2013 che la escludeva e rimettendo, quindi, tutto in discussione. In tal modo si aprirebbero altri scenari, compresa la possibilità che lo Stato mantenga il controllo pubblico della fabbrica per garantire l’occupazione e la salute pubblica”.

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