Giovedì, 20 Settembre 2018

    Migranti, hotspot riaperto ma c'è chi ne chiede la chiusura In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    L’hotspot di Taranto è stato riaperto a metà luglio dopo quattro mesi di lavori di adeguamento, ma c'è chi ne chiede già la chiusura.

    É l’associazione Marco Pannella che ieri ha effettuato una visita ispettiva presso la struttura, accompagnando l’onorevole del Partito Democratico Ubaldo Pagano. La delegazione era composta da Pino De Padova e Annarita Digiorgio ed è stata guidata nella visita dai funzionari della Prefettura, della Questura e della Polizia municipale di Taranto, insieme ai militari in servizio.

    Gli hotspot sono strutture allestite per identificare rapidamente, registrare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali dei migranti. I migranti dovrebbero rimanere hotspot fino alla conclusione delle operazioni di identificazione, ma spesso questo passaggio si dimostra di non semplice disbrigo in quanto non tutti i migranti dispongono di documenti di identificazione.

    "L’hotspot è un luogo off limits - ribadisce l'associazione Marco Pannella -, il cui ingresso, come per gli istituti penitenziari, é concesso solo ai parlamentari". Chi vi ha avuto accesso però, testimonia che i lavori di adeguamento sono ormai conclusi: in particolare, grazie all’aggiunta del padiglione sanitario e degli impianti di raffreddamento, la struttura è stata resa più accogliente.


    L'hotspot di Taranto, ideato per ospitare 400 ospiti al massimo, ma che in passato ne ha accolti anche più di 500, al momento appare sovradimensionata rispetto ai flussi migratori in arrivo. "Al netto dei 4 mesi di chiusura - affermano ancora Digiorgio e De Padova -, è lampante il netto calo degli arrivi. Mediamente si registra un solo arrivo la settimana da 30 ospiti l’uno, che viene smaltito in giornata".


    "Oggi che abbiamo effettuato la visita - proseguono -, il centro era vuoto. Questo perché non ci sono sbarchi nel resto d’Italia, e quindi neppure smistamenti qui. Se in un primo momento era nato come luogo di raccoglimento per smistare i profughi arrivati sulle coste adriatiche, da quando gli sbarchi si sono accentrati in Sicilia, l’hotspot di Taranto è passato ad ospitare esclusivamente i migranti raccattati a Ventimiglia. Il fatto che il centro sia vuoto dimostra che non c’è nessuna emergenza immigrazione (a differenza degli altri anni)".


    L'hotspot, nei mesi scorsi, è finito nel mirino dell'Autorità anticorruzione. Elemento che anche l'associazione Pannella rimarca, scrivendo: "Sul fronte della gestione del centro abbiamo reperito i contratti di aggiudicazione tra la Prefettura e il Comune di Taranto (il comandante della Polizia municipale e il direttore del centro) e tra questo e l’associazione "Noi & Voi" che ne fornisce i servizi. Tale contratto é stato oggetto dell’Autorità di anticorruzione che dopo aver vagliato istruttoria e relative controdeduzioni ha stilato una relazione segnalando che la gestione del Comune presenta profili di anomalia e criticità. In particolare l’autorità presieduta da Cantone ha segnalato l’improprio frazionamento degli appalti di servizi e forniture, l’improprio utilizzo delle proroghe, e la mancanza dell’urgenza necessaria per la procedura negoziata".


    Per le ragioni, l'associazione chiede di chiudere immediatamente l’hotspot di Taranto. "Altrettanto chiediamo a Di Maio - concludono -: proprio lui che vuole chiudere l'Ilva per una relazione di Cantone, perché non fa altrettanto con l’hotspot ugualmente dallo stesso attenzionato? Infine, vista la fine dell’emergenza rappresentata plasticamente dal centro completamente vuoto, chiediamo di chiudere l’hotspot anche al sindaco di Taranto che lo gestisce".

     

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