Mercoledì, 17 Ottobre 2018

    Costa, Emiliano e la decarbonizzazione. Ecco di cosa parliamo veramente In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    "C'era un accordo vincolante che non potevamo annullare. Per noi è l'inizio di un percorso che deve portare alla decarbonizzazione".

    Con queste parole il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, è tornato sul tema Ilva nel corso di un'intervista al portale Tiscali. E le sue dichiarazioni hanno prodotto, come era da attendersi, il giubilo del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha affermato: "Considero le dichiarazioni del ministro per l'Ambiente Costa di grandissima importanza. L'impegno del Governo per la totale decarbonizzazione dell'Ilva è una strepitosa notizia che premia una battaglia della mia amministrazione che per tre anni, in una durissima solitudine e con attacchi da parte di tutte le forze politiche, ha sempre cercato di spiegare agli industriali e ai sindacati, che ove si fosse deciso di mantenere aperta l'Ilva, l'unica soluzione tecnica coerente con la salute dei tarantini e la Costituzione della Repubblica Italiana era la totale decarbonizzazione dello stabilimento attraverso l'utilizzo di forni elettrici alimentati a gas o a idrogeno".
    Ma cosa prevede in tema di decarbonizzazione l'addendum al piano ambientale presentato da Mittal? Per capirlo bisogna andare a pagina 7 del documento dove si legge che l'affittuario (Am InvestCo) si impegna "a mantenere, anche per il periodo successivo alla Durata del Piano Industriale, la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue". "Per la realizzazione dei volumi produttivi addizionali", previa autorizzazione del ministero dell'Ambiente, potrebbe invece avvalersi "di processi di produzione a basso utilizzo di carbone (quali processi di produzione a base di gas naturale), verificate le relative condizioni di sostenibilità tecnica ed economica".

    Insomma, l'acciaio si continuerà a fare alla vecchia maniera. Detto questo, va anche rilevato che "l’Affittuario si obbliga altresì ad elaborare e trasmettere alle Concedenti, ogni due anni, uno studio di fattibilità avente ad oggetto l’implementazione presso lo stabilimento di Taranto di processi di produzione alimentati a gas naturale – nonché, ove ritenuto dall’Affittuario o richiesto dalle Concedenti, di processi alternativi di produzione a basso utilizzo di carbone – basato sui criteri di cui all’Allegato 9 del Contratto e recante puntuale indicazione del prezzo del gas naturale e/o delle altre risorse alternative impiegate che renderebbero sostenibile l’implementazione delle tecnologie considerate".

    Questo è il testo dell'accordo. Lo stesso accordo richiamato da Costa nell'intervista rilasciata ieri. Accorso che però non può soddisfare Emiliano che preme per l'eliminazione dell'uso del carbone per la produzione dell'acciaio. In tema di decarbonizzazione, quindi, appare evidente che gli attori istituzionali e la loro controparte privata non parlano la stessa lingua. Sotto questa parola così affascinante si celano idee diverse del futuro dello stabilimento Ilva e dei suoi processi produttivi. Ma in questo momento sembra poco opportuno illudere una parte della città ancora scottata dalla recente sottoscrizione di un accordo, quello sull'Ilva, non il linea con le promesse elettorali.

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