Mercoledì, 19 Febbraio 2020

    Tempa Rossa: Confindustria chiede l'intervento della Regione

    «Il consiglio comunale di Taranto decide di rinunciare ad un investimento su Taranto pari a 300 milioni di euro, mentre la raffineria rischia di chiudere e l'economia precipita».

     

    Confindustria Taranto, stigmatizzando fortemente la linea adottata dal Comune, torna a sottolineare la valenza del Progetto Tempa Rossa, e incita l'ente regione «a sostenere quelle opportunità che altrove, in Sicilia e non solo, vengono sostenute e portate avanti da intere comunità e che qui a Taranto vengono respinte in nome di un ambientalismo in gran parte  oramai solo ideologico, approssimativo e purtroppo ostativo di ogni progetto di sviluppo per il territorio». All'indomani dell'ennesimo “no” opposto al progetto Tempa Rossa da parte del consiglio comunale di Taranto è duro il commento di Confindustria nei confronti dell'amministrazione  «che ancora una volta non brilla per capacità di valutazione e di approfondimento di un progetto importante e di grande valenza per la città. Il primo cittadino ha deciso per un, probabilmente più comodo, dietro front».

    A detta degli industriali, «Taranto arretra sempre più, schiacciata dall'ostruzionismo tout-court di alcune associazioni ambientaliste che si oppongono ai progetti di sviluppo e, peggio ancora, della stessa amministrazione comunale, completamente in balìa di un sentimento antindustrialista diffuso e immotivato che rischia di condurre al totale default di un'intera città».  In una città già sfiancata dal  ridimensionamento dei suoi più grandi insediamenti industriali, rischia di passare inosservato il fatto che «l'avvio del progetto Tempa Rossa si presenta al momento strettamente connesso alla permanenza su Taranto della stessa raffineria, che, attraverso la realizzazione dell'oleodotto, aumenterebbe i livelli di competitività dello stabilimento tarantino conferendogli un'importanza strategica nello scacchiere delle raffinerie in Italia, allontanando pertanto i paventati rischi di chiusura».

    Oltre ad un investimento di 300 milioni di euro, Tempa Rossa comporterebbe una presenza di 90 navi  petroliere in più, «operanti -precisa Confindustria- con criteri di massima sicurezza» nel corso di tutto l'anno, un numero «certo ben lontano dai rischi di affollamento che si vorrebbero far passare come motivazione per il “no”».

    Il vero effetto-domino, «non è quello che si vorrebbe attribuire al progetto Tempa Rossa, bensì alla serie di scelte (o meglio di “non -scelte”) scellerate che continuano a caratterizzare l'operato dei nostri decisori. Ecco perché chiediamo l'intervento della Regione Puglia e del governatore Vendola,-conclude la nota- affinché si esprima, a sua volta, su una questione che è culturale e sociale prima ancora di essere produttiva ed economica. Una questione che attiene l'evoluzione di un territorio altrimenti destinato ad arretrare di mezzo secolo rispetto alla sua storia, con ripercussioni purtroppo sempre più gravi».

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