Domenica, 18 Novembre 2018

    ArcelorMittal, Jehl: “A Taranto piano ambientale ambizioso”

    By Marco Ruffo Novembre 07, 2018 151
    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    “Il nostro è il piano ambientale più ambizioso di sempre”. Matthieu Jehl, amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia lo conferma con orgoglio durante la sua prima uscita ufficiale a Taranto alla presenza di giornali e televisioni.

    In un italiano abbastanza fluente, il nuovo ad ha ribadito più volte la parola sostenibilità. Ovvero, sicurezza e rispetto dell’ambiente. Un messaggio chiaro alla comunità di Taranto con la quale il nuovo gestore del gruppo Ilva intende intrattenere rapporti più proficui rispetto al passato. Come ha ricordato lo stesso Jehl, il gruppo franco-indiano intende investire sino ad un milione di euro per finanziare progetti di cui dovrà beneficiare la città.

    Il gruppo Ilva rappresenta solo l’ultimo tassello di una storia fatta di acquisizioni, integrazioni e fusioni, ha detto in apertura l’amministratore delegato. Un’acquisizione importante anche perché, l’approdo in Italia del più grande produttore mondiale di acciaio, coincide con la nascita della quarta divisione europea nel segmento dei prodotti piani. Di più: secondo Jehl, l’obiettivo è fare di Arcelor Mittal Italia il punto di riferimento europeo in materia di tecnologie per la riduzione delle emissioni inquinanti ed efficienza produttiva.

    Il cuore della presentazione ha riguardato proprio il piano ambientale. Ribadito l’ammontare degli investimenti: 2,4 miliardi di euro, di cui 1,15 per la parte che riguarda il rispetto dell’ambiente e della salute umana. L’equivalente di più d mezzo milione di euro al giorno: 428 milioni per la riduzione delle emissioni diffuse (di cui 300 per i parchi minerali), 290 per la riduzione delle emissioni canalizzate, 172 per le bonifiche, 167 per il trattamento delle acque piovane e di processo, 40 per la prevenzione incendi.

    Quattro i punti chiave del piano ambientale, secondo Mittal: la copertura dei parchi, cui si aggiunge quella completa dei nastri trasportatori, l’eliminazione delle fuoriuscite di acqua inquinata, il revamp delle cokerie (200 milioni di euro di investimento), l’installazione di nuovi filtri agli impianti di agglomerazione (35 milioni). Questi ultimi dovrebbero garantire – secondo l’autrice del piano ambientale, Cristina Moro Marcos – una riduzione del 50% delle diossine e una riduzione del 30% delle polveri. E a chi gli chiede notizie sul futuro degli altoforni, Jehl dice: “Puntiamo sull’Afo5 e quando sarà attivo chiuderemo l’Afo2”.

    Ripartire non sarà facile, assicura l’ad. L’azienda, fino a ieri, perdeva 25 milioni di euro al mese. Ma l’impegno dei nuovi gestori è quello di rendere l'ex Ilva profittevole, perché solo un’azienda in attivo può fare investimenti. Il mercato di riferimento sarà quello domestico, conferma l’ad, perché l’Italia è il secondo Paese europeo per domanda di acciaio.

    Ultimo tassello del mosaico, il centro di ricerca e sviluppo pronto a sorgere a Taranto entro 18 mesi. Dieci milioni di investimenti per finanziare un polo destinato ad ospitare 20 ricercatori e stabilire legami proficui con le università locali. Così si presenta ArcelorMittal a Taranto.

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