Venerdì, 25 Settembre 2020

    Movimento Stop Tempa Rossa: «è finito il tempo dei ricatti»

    Il Movimento “Stop Tempa Rossa” alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate dal consigliere regionale Pietro Lospinuso, intervengono per definire la propria posizione in merito.

     

    «Sono lontani i tempi in cui la politica locale ricattava i propri cittadini pur di ottenere il risultato sperato attraverso terrorismo psicologico di bassa lega. Oggi i cittadini di Taranto vogliono essere protagonisti del proprio destino.- è quanto riportato in una nota-  Nonostante questo dobbiamo, purtroppo rilevare, che qualche politico, nello specifico Pietro Lospinuso, rimasto ormai isolato anche dal suo stesso partito, si agita alla ricerca di considerazione e di approvazione da parte di quelle caste, anche portuali, che fino ad ora hanno operato quasi in regime monopolistico e che – prosegue-  non esiteranno a sostenere il progetto Tempa Rossa in difesa del proprio orticello a discapito di una intera cittadinanza che include anche le migliaia di giovani disoccupati che attendono finalmente una svolta, un'opportunità».

    A detta del movimento, il porto vive una crisi «che viene da lontano ed è legata all’affidamento quasi esclusivo ad Ilva, Eni e Cementir della quasi totalità delle banchine. Non è colpa di questo movimento – dicono-  se l’attività delle agenzie marittime del porto di Taranto è ormai da anni in mano a società di Savona, Venezia, Crotone e Gallipoli che subappaltano a piccole agenzie, nemmeno tutte tarantine, l'assistenza e i rifornimenti alle navi, lasciando nulla al resto del porto».

    A ciò si aggiungono poi gli «intoppi burocratici per i lavori di dragaggio al molo polisettoriale legati a ricorsi delle ditte appaltatrici baresi e i lavori di costruzione della piastra logistica vedono protagoniste aziende non tarantine».

    Ecco perché ritengono «responsabili del fallimento di questo sistema economico che produce  morte e malattia (specie in età infantile, come di recente certificato dallo studio Sentieri) e disoccupazione, politici e sindacati».
    Per queste ragioni il progetto Tempa Rossa «non deve essere realizzato e  siamo determinati a proseguire per la strada del cambiamento che sembra essere condiviso dalla quasi totalità delle associazioni tarantine, dai cittadini, e da confederazioni tarantine quali Confcommercio e Confartigianato, al contrario di Confindustria  che vede come unica industria possibile per Taranto solo quella che ha portato all’attuale disastro ambientale, sanitario ed economico».

    Il Movimento Stop Tempa Rossa vuole che vengano raggiunti obiettivi precisi.

    «Il porto e i suoi sporgenti devono essere restituiti ai tarantini, scalo di diportisti e crocieristi; le isole di San Pietro e San Paolo, utilizzate fino ad oggi a scopi militari, così come tutte le aree nobili costiere attualmente occupate (con particolare riferimento a quelle del Mar Piccolo), devono essere restituite alla fruizione commerciale e turistica della città, le concessioni ridiscusse. Dovranno inoltre tornare alla città le aree necessarie alla realizzazione della piastra intermodale nella quale convergere le bretelle viarie delle quattro infrastrutture legate alla mobilità. Del resto lo dice anche il nuovo piano regolatore portuale: il porto deve privilegiare attività in grado di dare benessere comune, attività fondate su artigianato, commercio e turismo. Solo così il porto di Taranto diventerebbe il più importante del Mediterraneo».

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