Mercoledì, 19 Febbraio 2020

    Camere di Commercio a rischio azzeramento: la mobilitazione nazionale

    La Rsu della Camera di Commercio industria, artigianato e agricoltura di Taranto parteciperà mercoledì 23 luglio, alla manifestazione nazionale a Roma. I lavoratori del sistema camerale si mobilitano contro le nuove riforme del Governo che se approvate determinerebbero il «probabile svilimento delle elevate professionalità maturate in decenni di esperienza nella produzione dei servizi a imprese e utenti e pesantissime conseguenze di tali misure normative sui livelli occupazionali garantiti dal sistema camerale».

     

    Nello specifico, l'art. 28 del D.L. n. 90/2014 prevede, a partire dal 2015, la riduzione del 50% del diritto annuale pagato dai soggetti iscritti al Registro delle imprese tenuto dalle Camere di commercio. A ciò si aggiunge il disegno di legge delega di riforma della Pubblica Amministrazione varato dal Governo che prevede la totale abolizione del diritto annuale ed il trasferimento del Registro delle imprese al Ministero dello Sviluppo economico svuotando le Camere di commercio non solo della funzione più importante svolta per conto dello stato da quasi un ventennio ma di fatto tutte le entrate costituite oltre che dal diritto annuale anche dei diritti di segreteria collegati al Registro delle imprese.   

    «La proposta di riforma (il D.L. n. 90/2014) metterebbe a rischio oltre 2.500 posti di lavoro, - spiegano le organizzazioni sindacali- mentre se fosse approvato il disegno di legge delega proposto dal Governo si stimano 25.000 posti di lavoro a rischio, tra i dipendenti camerali e lavoratori delle aziende speciali, unioni regionali e nazionale, delle società di servizi e dell’indotto (cioè di tutti coloro che lavorano grazie ai contributi ed ai progetti finanziati dalle Camere di commercio), comporterebbe un aggravio alle casse delle Stato tra imposte e risparmi di circa 167 milioni di euro ed avrebbe un effetto recessivo stimato di circa 2,5 miliardi di euro».

    Sono dunque pronti a far sentire la propria voce gli uomini e le donne del sistema camerale preoccupati certamente per il proprio posto di lavoro, ma anche dall’azzeramento di un sistema, quello camerale, che ha dimostrato in questi anni di svolgere le attività proprie e delegate dallo Stato con un’altissima percentuale di gradimento delle imprese.

    «In un momento in cui si cerca di tagliare le istituzioni inutili e velocizzare una macchina lenta ed inceppata,  si interviene, con un'operazione di azzeramento, sugli Enti camerali in un’ottica  a dir poco incomprensibile. Cambierebbe la cifra dell'economia su cui si basano le Camere. - argomentano i tre sindacalisti Francesco Maraglino, Alessandra Lupo, Maurizio Angelici- Tutto ritornerebbe nelle mani dello Stato, che, oltre a non poter sostenere le spese dei bisogni della piccola e media impresa ed ad aumentare ancora di più la disoccupazione del Paese, non avrebbe più un ente intermedio che possa essere vicino al territorio, facendosi carico delle necessità quotidiane». 

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