Giovedì, 27 Febbraio 2020

    Disastro ecologico: distrutti chilometri di costa per la pesca del “dattero di mare” In evidenza

    Disastro ecologico: distrutti chilometri di costa per la pesca del “dattero di mare” Foto di repertorio

    Sgominata dalla Guardia Costiera di Taranto, dopo 3 anni di indagini, un’associazione a delinquere dedita al danneggiamento, ricettazione e distruzione dell’ambiente marino per appropriarsi illecitamente della specie protetta del “dattero di mare”. 49 gli avvisi di garanzia emessi dall’autorità giudiziaria ionica nei confronti di persone non solo residenti nella provincia tarantina.

    Scoperto un vero e proprio mercato sommerso che ha prodotto un giro di affari superiore al milione di euro. Coinvolti nell’indagine anche i titolari di alcuni esercizi commerciali, disposti ad acquistare e ad immettere sul mercato il prodotto ittico illegale.

    Danni irreversibili alla fascia costiera

    I bracconieri del mare hanno provocato danni irreversibili all’ecosistema della fascia costiera orientale jonico-salentina area di notevole interesse paesaggistico, comportando la desertificazione di un'area di oltre 3000 metri quadri, pari a tre volte la superficie dell’isola di san Pietro, per svariati chilometri di fascia costiera. I fondali devastati sono quelli prospicienti la TCT, la scogliera in località Lido Azzurro e quella di San Vito.

    Ripercussioni gravissime anche sulla fauna e sulla flora

    La Guardia Costiera riferisce che, “così come accuratamente riportato nell’esauriente consulenza scientifica redatta dal CNR di Taranto, in che modo l’impatto prodotto dalla pesca del dattero – che rientra per legge tra le specie protette – abbia ripercussioni gravissime non solo sulla stessa specie, a causa del continuo assottigliarsi dei popolamenti dovuto ai prelievi indiscriminati che abbassano il tasso di riproduzione, portandolo all’estinzione, ma anche sulla fauna e la flora bentoniche esistenti, le quali vengono quasi azzerate con devastanti conseguenze a carico delle biocenosi che abitano le pareti rocciose. Tutti gli organismi che crescono sulle rocce e che sono alla base delle catene alimentari vengono in questo modo distrutti, e la scomparsa di alghe ed invertebrati comporta preoccupanti e irreparabili conseguenze sulla biodiversità, sulle reti trofiche ed, in generale, sul funzionamento dell’ecosistema. Infatti la distruzione induce l’allontanamento delle specie ittiche, costrette a migrare in luoghi ancora integri per rifugiarsi ed alimentarsi.

    In definitiva, tale pesca illegale induce gravissimi danni all’ambiente marino sia nel breve periodo, provocando la morte di tutti gli organismi sessili vegetali e animali insediati sulle rocce demolite, sia nel lungo periodo, portando alla completa desertificazione del fondale marino. Quindi, l’importante operazione portata alla conclusione in questi giorni dal personale della Guardia Costiera di Taranto, quale articolazione territoriale dipendente funzionalmente anche dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, consente di registrare un ulteriore risultato nella lotta finalizzata alla tutela dell’inestimabile patrimonio ambientale che, date le note problematiche della città, necessita la massima attenzione da parte di tutte le istituzioni operanti sul territorio”.

    Vota questo articolo
    (1 Vota)
    © 2014 associazione CronacheTarantine. Tutti i diritti sono riservati