Sabato, 30 Maggio 2020

    A.Mittal, presidio davanti alla Prefettura di Fim, Fiom e Uilm In evidenza

    Foto F. Manfuso Foto F. Manfuso

    Presidio davanti alla Prefettura da parte dei lavoratori di ArcelorMittal e dell’appalto. Ad organizzarlo le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm. La decisione era stata assunta lo scorso 19 maggio, al termine di un consiglio di fabbrica.

    Tra le ragioni alla base della protesta la scelta, ritenuta inspiegabile, della multinazionale franco-indiana “di chiudere tutta l’area a freddo e aumentare il numero di lavoratori in cassa integrazione determinando, di fatto, un rischio per la sicurezza dei lavoratori e degli stessi impianti”.

    Inoltre, i sindacati denunciano “uno stato di abbandono degli impianti, oltre che il fermo delle attività previste dalle prescrizioni del piano ambientale. All’interno della fabbrica si vive un clima di paura creata ad arte per intimorire i lavoratori, basti pensare al proliferare di contestazioni disciplinari e licenziamenti. Una situazione divenuta ormai insostenibile e che deve necessariamente essere affrontata dal governo con chiarezza e determinazione”.

    Segretario generale Uilm: "Rischia di esplodere bomba sociale"

    "Da questa mattina oltre mille lavoratori dell’ex Ilva di Taranto sono in presidio sotto la Prefettura, a Genova 600 lavoratori si trovano davanti allo stabilimento, a Novi Ligure in sciopero ad oltranza dal 19 maggio, per chiedere un intervento del Governo per risolvere una situazione che di ora in ora sta degenerando e che rischia di far esplodere - afferma Palombella - una bomba sociale, ambientale e industriale senza precedenti nella storia italiana. Siamo a un punto di non ritorno, c’è il forte rischio di non riuscire più a governare la rabbia dei lavoratori. 

    "Situazione sempre più grave"

    Già dal luglio scorso, con la decisione unilaterale di avviare la cassa integrazione per circa 1.300 lavoratori, la multinazionale ha lanciato il primo segnale inequivocabile di non voler continuare a gestire gli stabilimenti dell’ex Ilva. Ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più grave, Governo non perda altro tempo. ArcelorMittal non ha nessun rispetto degli oltre 10mila lavoratori italiani delle comunità di Taranto, Genova, Novi Ligure, e strumentalizza in maniera vergognosa la pandemia per mettere in cassa integrazione 5mila persone e portare nel baratro il settore della siderurgia italiana. 

    "La gestione ritorni nelle mani dello Stato"

    Nell’incontro di lunedì chiederemo ai ministri Patuanelli e Catalfo di prendere atto che sia l’accordo del 2018 che il contratto del 4 marzo scorso non verranno mai rispettati dalla multinazionale. A questo punto bisogna trovare immediatamente una soluzione, ovvero il ritorno della gestione nelle mani dello Stato per un periodo di tempo. Contemporaneamente - conclude il segretario nazionale Uilm - si devono ricercare partner industriali solidi e credibili non solo dal punto di vista economico, con la voglia di rilanciare, risanare l’ambiente e ristrutturare gli stabilimenti salvaguardo tutti i livelli occupazionali e salariali".

    Presidio anche dell’USB

    Ricordiamo che dalle ore 7 è iniziato anche il presidio dell’USB davanti la direzione dello stabilimento per chiedere all’azienda siderurgica e al suo amministratore delegato Lucia Morselli di lasciare Taranto. Previsto uno sciopero di 24 ore.

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