Sabato, 27 Febbraio 2021

    Castello Aragonese, ammiraglio Ricci: “Felici per la riapertura al pubblico, nel 2020 avuto un calo dell’80% In evidenza

    Con il ritorno della regione Puglia in zona gialla è stato riaperto al pubblico il Castello Aragonese di Taranto. L’ammiraglio Francesco Ricci, curatore del castello per la Marina, ha concesso a “Cronache Tarantine” un’intervista a 360 gradi.

    Le visite sono riprese da pochi giorni, qual è il suo primo bilancio e quali regole i visitatori devono rispettare per evitare il contagio da Covid-19?

    “Le visite sono riprese lunedì 15 febbraio, abbiamo avuto alcuni visitatori ma sono ancora pochi: un paio il primo giorno, martedì 9, mercoledì 5, giovedì 3 la mattina e 2 nel pomeriggio. Il numero massimo di visitatori per ogni turno è fissato a 12 ed abbiamo istituito una decina di turni dalle 9 alle 20. Siamo obbligati a terminare a quell’ora per il rispetto del coprifuoco, altrimenti il Castello Aragonese potrebbe restare aperto anche fino alle 3 di notte. La ripresa delle visite è stata molto gradita dalle nostre guide, che non vedevano l’ora di riprendere la loro attività. Le reazioni dei visitatori sono state molto positive, si sono sentiti ben accolti. Si è praticamente creato un rapporto personale tra guida e visitatore, visti i numeri esigui di persone presenti ad ogni turno. I visitatori devono sottoporsi alla rilevazione della temperatura corporea, indossare sempre la mascherina ed avere una distanza di un metro e mezzo-due metri. Utilizziamo tutte le precauzioni per evitare i contagi”.

    Quanto ha inciso in termini numerici la pandemia?

    “Gli scorsi anni in questi tempi eravamo abituati a gennaio-febbraio ad avere mediamente dai 70 ai 100 visitatori al giorno. Ora siamo a 5-6, dunque è veramente abbastanza deludente. Stiamo soffrendo molto per la pandemia, il castello è rimasto chiuso 6 mesi l’anno scorso. La speranza è che non si debba richiudere di nuovo, diventerebbe un incubo; se torniamo arancioni, saremo costretti a chiudere nuovamente.  La pandemia ha inciso moltissimo, siamo arrivati anche ad una media annuale di 120-140 mila visitatori, ben 138 mila nel 2019. Nel 2020 fino al 23 febbraio siamo andati bene, poi abbiamo dovuto chiudere ed abbiamo riaperto il primo luglio. Nel periodo estivo l’affluenza è stata elevata e ad agosto abbiamo avuto una saturazione con 7.500 visitatori. L’anno scorso in totale sono giunti 26 mila visitatori, dunque c’è stata una diminuzione dell’80%. Per le guide il lavoro è raddoppiato, sono stati costretti a fare più giri nel Castello Aragonese e soprattutto in estate non è stato facile con temperature molto alte”.

    Per il futuro avete in serbo nuove iniziative, quando la situazione epidemiologica migliorerà?

    “La valorizzazione del Castello Aragonese si basa su diverse attività. Innanzitutto il restauro, che prosegue sempre. Ora stiamo restaurando la facciata dove si trovavano gli ex cameroni marinai e recentemente abbiamo finito di restaurare il maschio. I lavori si sono fermati solamente 2 mesi, a marzo e aprile 2020. Poi c’è la ricerca archeologica che continua. Stiamo ampliando lo scavo sotto il torrione di San Cristoforo per capire meglio la situazione, la quale si presente al momento complessa. Ci auguriamo che l’archeologo riesca ad individuare un filo conduttore. C’è infatti la presenza di ambienti appartenenti a diverse epoche, unificati nel decimo secolo per costituire la chiesa dei Quaranta martiri di Sebaste. Poi con i Normanni è stata trasformata in una fattoria, successivamente nel 300 è stata riempita di terra che adesso stiamo eliminando. Ci sono anche altri elementi che non riusciamo ancora comprendere bene come siano collegati tra loro. Poi abbiamo la mostra di Dumas, inaugurata il 10 settembre, ma chiusa subito. La lasceremo per tutto l’anno e anche oltre, è molto interessante ma i visitatori non hanno avuto molte occasioni per vederla. Il nostro progetto di valorizzazione del castello continuerà e i risultati saranno messi a disposizione del pubblico. La Marina Militare ha intrapreso un’opera di valorizzazione perché significa difendere la cultura italiana e difendere così la stessa Italia”.

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