Giovedì, 23 Novembre 2017

    La Borsci è salva: il marchio di liquori acquisito definitivamente dal gruppo Caffo

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Il gruppo Caffo acquisisce definitivamente l’industria di liquori Borsci. È finalmente scongiurato il rischio di perdere per sempre un marchio storico della città di Taranto.

    A tirare un lungo sospiro di sollievo è Antonio Trenta, segretario generale della Uila Uil di Taranto. Com’è noto, infatti, il sindacato dei lavoratori agricoli ionici si è alacremente battuto in questo interminabile decennio - da quando insomma è stata aperta la spinosa vertenza - affinché la produzione del liquore nostrano restasse a Taranto, a salvaguardia non solo dei livelli occupazionali, ma anche di un determinante pezzo di storia per la città ed i suoi abitanti.
    «Non avremmo mai permesso uno scippo di questa portata - commenta Trenta - per questo abbiamo difeso il nostro marchio a denti stretti».
    Ora la Uila-Uil pensa al futuro: «ci aspettiamo che il gruppo Caffo tenga fede agli impegni presi. Ci riferiamo alla previsione, già dichiarata nel corso dei numerosi incontri ai quali abbiamo preso parte come organizzazione sindacale, di implementare e diversificare la produzione aumentando così l’organico al fine di rendere questa azienda sempre più efficiente e presente sui mercati nazionali ed internazionali, consapevoli del fatto di creare un prodotto unico e straordinario».

    Esprime soddisfazione anche Antonio La Fortuna, Segretario generale Fai Cisl. «Un esito della vertenza per nulla scontato.- dice- Oggi è rilevante per l’economica ionica che il destino produttivo della Borsci alla fine dell’intera procedura durata 4 anni, abbia raggiunto sbocchi positivi, così scongiurando rischi occupazionali e di azzeramento o delocalizzazione di un brand di grande successo. Auspichiamo, ora, - aggiunge- coerenze da parte del Gruppo Caffo ed investimenti economici canalizzati all’ulteriore penetrazione commerciale del marchio così come di altre possibili produzioni correlate, in un mercato che sia non solo locale e regionale ma anche europeo e mondiale».
    L’opificio tarantino occupa oggi nove dipendenti, sette dei quali a tempo indeterminato e due part time, assai meno, dunque, dei quaranta del 2009, anno di inizio della crisi dello stabilimento. «Riteniamo esistano, oggi, tutte le condizioni favorevoli per implementare occupazione aggiuntiva nel territorio ionico, in questo progetto produttivo che come Fai Cisl consideriamo credibile e vincente», conclude La Fortuna.

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