Ilva, sciopero e presidio Usb al Mise il 20 luglio In evidenza

Martedì, 18 Luglio 2017 18:06
Foto di repertorio Foto di repertorio

In occasione dell'incontro al Mise, il prossimo giovedí 20 luglio, per un confronto tra i sindacati e AM Investco, la cordata composta da ArcelorMittal e Marcegaglia che si è aggiudicata l'Ilva, é previsto un presidio Usb.

Partirà alle 23.00 del 19 luglio e si concluderà alle 07.00 del 21 luglio lo sciopero indetto da USB, mentre gli autobus diretti a Roma per il presidio sotto al Mise partiranno alle ore 00.30 del 20 luglio alla volta della capitale con arrivo ad Anagnina.
Le motivazioni dello sciopero sono da ricercarsi nella dichiarazione di esubero per oltre 4.000 unità, senza nessuna garanzia per salute e ambiente e neanche una parola sull’appalto Ilva.
«È chiaro che la linea del governo è quella classica usata a Piombino e Alitalia, cioè scaricare i macroscopici errori commessi dai Riva, dai Commissari e soprattutto dal governo sulla pelle dei lavoratori – commenta Franco Rizzo, coordinatore provinciale USB -. Centinaia le adesioni che abbiamo ricevuto da Taranto ma anche da alcuni paesi tra cui Ceglie Messapica e Villa Castelli. A Roma parteciperanno con noi, in segno di solidarietà, anche i lavoratori di Alitalia, Piaggio e di altre fabbriche Italiane in crisi».
Diffidare da chi dice “Nessuno sarà licenziato”: questo è ciò che Usb sostiene con forza.  «Accettare la logica della New Company e della Bad Company vuol dire dividere ed indebolire i lavoratori, oltre che permettere al Governo di scaricare la patata bollente ILVA sulle spalle della città e dei lavoratori – va avanti Rizzo -. Hanno promesso decine di volte di coprire i Parchi Minerari: il primo fu Clini nell’agosto del 2012 che dichiarò che avrebbero coperto i Parchi in 6 mesi. A seguire una serie di proclami, promesse mai mantenute e, come unica soluzione alle polveri che invadono il quartiere Tamburi e che riempiono i polmoni dei bambini, l’istituzione del WIND DAY con raccomandazione di chiudere le finestre e non uscire da casa. In quale paese civile tutto ciò’ è considerato legale?»
È ormai urgente, a detta di Usb, «che questo Paese si doti di una politica industriale, latitante da decenni, attraverso investimenti pubblici che tutelino la salute, la produzione e l'occupazione dei lavoratori».
«Non prendere in considerazione la nazionalizzazione è una decisione politica, gravissima e del tutto ideologica quanto inaccettabile, da parte del nostro governo che stanzia decine di miliardi per salvare banche private come MPS e le banche venete, fallite per le operazioni speculative portate avanti da imprenditori privati,  mentre non intende spendere un centesimo per salvare  i posti di lavoro», commenta ancora Rizzo.
È per tutto questo che Usb ha dichiarato uno sciopero di 32 ore presso gli stabilimenti Ilva e chiamato i lavoratori a Roma per presidiare sotto il Mise durante l'incontro del 20 luglio tra Marcegaglia – Mittal e il Governo, con la presenza  anche dei lavoratori di Alitalia, oltre a delegazioni di altre aziende in crisi, «uniti nella voglia di fermare questo Governo nella scellerata svendita del nostro patrimonio industriale al peggior offerente».

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