Mercoledì, 26 Settembre 2018

    UGL Tlc: Le cause delle perdite di Teleperformance, non vanno scaricate su lavoratori e sindacato

    Dura presa di posizione dell'UGL Tlc nei confronti della dirigenza di Teleperformance dopo le dichiarazioni rilasciate durante la conferenza stampa del 2 luglio.

    “Sorprendente e singolare la conferenza stampa di Teleperformance. Quanto dichiarato,  non solo è estremamente grave, ma intacca fortemente la dignità dei lavoratori del call center tarantino. La rappresentazione di una forza lavoro caratterizzata da un coacervo di fannulloni, non solo risulta contraria alla realtà, ma soprattutto è un ritratto che intacca la dignità dei lavoratori trasformando gli stessi in merce, in numeri, in oggetti pronti ad essere buttati. Il tanto allarmante tasso di malattia o più in generale quello di assenteismo è strettamente collegato alla assenza di politiche di welfare, di sostegno e cura dei dipendenti. Sono anni che come parte sindacale, come rappresentanti dei lavoratori, ci battiamo perché il management aziendale intraprenda percorsi virtuosi che siano strumento per impattare la problematiche quotidiane dei lavoratori. Sia chiaro che l'utilizzo improprio o l'abuso di istituti contrattuali o di norme dello Stato, è di perse sbagliato e deve essere perseguito al solo scopo di debellare l'azione dei soliti furbetti irresponsabili. Altrettanto deve essere chiaro, che spremere i lavoratori, portarli alle porte dell'esaurimento nervoso, generare continua pressione psicologica e ricattarli continuamente, non può che generare malattie e patologie che con la stagionalità poco c'entrano. Anche in questo l'approccio aziendale è sempre e solo di tipo quantitativo. Il dato è solo numerico ed il fenomeno paragonato a dati generici di periodo. Neanche sotto continua sollecitazione, da parte dei sindacati di categoria, si è voluto affrontare il tema partendo dalla doverosa distinzione tra "malati cronici" e "assenteisti cronici". Il distinguo è doveroso, tenuto conto del tema, così delicato, da trovare tutela sin dalla Carta Costituzionale. Se poi alla percentuale di malattia, aggiungiamo i congedi parentali, ancor più emerge la totale assenza aziendale, che quando deve spennare i lavoratori (vedi riduzione degli stipendi, 13 ma, tfr, ecc) pretende, e quando deve dare, anche in prospettiva, latita. La questione congedi, infatti, è data dalla totale assenza di benefit o strumenti di aiuto alla genitorialità. Non esiste un asilo aziendale, né esiste il Congedo ad ore, non esiste il "turno Mamma", strumenti utili per meglio organizzare i propri ritmi familiari. Nella stagione estiva, in un territorio generalmente carente di strutture per l'infanzia, la gestione dei figli, quindi, diventa un problema tanto forte da generare nette incompatibilità. I turni di lavoro, spesso collocati su 7 giorni (sabato e domenica inclusi), con un estensione dalle 8 alle 22, la riduzione dei salari, prima determinata da 30 mesi di ammortizzatori sociali e da 12 mesi di riduzione dei salari, certo non permettono l'assunzione di una “tata” o di babysitter che inciderebbero in modo determinante e devastante sulle deboli economie familiari. Piuttosto, ripensando alla conferenza stampa di ieri, sembra di trovarci davanti ad un "deja vù". Con le stesse motivazioni,  con le stesse accuse rivolte ai lavoratori, infatti, iniziò il percorso di smantellamento della sede Teleperformance di via di Priscilla a Roma. L'assenteismo fu il cavallo di battaglia, per chi di fatto avrebbe cancellato, all'improvviso, il futuro di circa 400 lavoratori. Da subito fu chiaro che il vero problema era l'azzeramento della forza lavoro. La parte sindacale tentò, invano, di contrastare e limitare l'emorragia occupazionale richiedendo l'impiego di questi dipendenti nella seconda sede romana, tra l'altro prettamente popolata da Lavoratori interinali.  Furono accampate mille scuse, tra le quali quella sui profili e skill incompatibili con le attività svolte a Fiumicino (come se li vi fosse una succursale della Nasa). Di fatto si voleva cancellare una sede, buttando via quel personale che a causa della stabilizzazione non era stato oggetto di turn over. Lavoratori oramai logori, spremuti fino all'osso, additati come assenteisti e fannulloni. Da ieri, a Taranto, è stata inaugurata la nuova stagione vertenziale e Taranto, prima fanalino di guida è improvvisamente diventata fanalino di coda e zavorra di questa multinazionale. Sembrerebbe, infatti, che se non fosse per la sede di Parco Leonardo, per quelle Albanesi e per i Lap, saremmo già in prossimità di lucifero ovvero a gambe all'aria. Peccato che esaltare quelle sedi ed esaltare il lavoro a progetto è di fatto manifestare un inversione di marcia, per rimettersi sulla strada della precarietà. Un percorso sul quale c'è solo da fare profitti, speculando sulla disoccupazione nazionale. Riprecarizzare serve solo a consolidare rendite di posizione dei manager a scapito dei diritti dei lavoratori. Abbandonare la sana e buona occupazione, serve solo a trasformare gli uomini in merce, da accantonare in base alle necessità, svincolandosi sempre di più dal "rischio d'impresa"  e dalla "responsabilità sociale dell'impresa" (Ar.41 Cost.). Non si tratta solo di risparmiare sul costo del lavoro propriamente detto, ma anche cancellare per sempre la tutela dei lavoratori, riducendo allo zero l'azione sindacale. Questo, infatti, è stato il secondo argomento affrontato nel monologo aziendale. Dopo i fannulloni, quindi, è stato il momento dell'attacco verso i rappresentanti dei lavoratori, verso un sindacato reo di compiere il proprio dovere. E' evidente che l'attività di rappresentanza abbia determinato e condizionato le scelte aziendali, impedendo la violazione delle norme in materia di sicurezza, impedendo azioni di delocalizzazione selvaggia, impedendo ogni azione "contra legem". Il sindacato a Teleperformance, c'è e vigila continuamente con l'unico scopo di salvaguardare e tutelare i lavoratori ed il lavoro. Un sindacato dipinto come irresponsabile ed eccessivamente conflittuale. Un sindacato che differentemente dalla rappresentazione aziendale, si è reso sempre disponibile al confronto, al dialogo, pretendendo esclusivamente il rispetto delle norme contrattuali e di quelle generali. Un sindacato che troppe volte ha denunciato l'approssimazione delle relazioni industriali, che ha subito azioni di limitazione nell'esercizio delle proprie funzioni e negli spazi aziendali, un sindacato che troppo spesso davanti hai problemi denunciati ha trovato nel management un muro di gomma. Quando le relazioni non funzionano, succede anche nella vita privata, l'unica strada è quella della tutela legale e giudiziale. Inutile, dunque, sorprendersi della reazione sindacale quando si è affetti da sordità cronica. Assurdo pensare che davanti ai problemi, il sindacato possa mettersi di spalle facendo finta che non esistano. Ma tanto, oramai è chiarissimo, la colpa è sempre al di fuori di chi dirige l'apparato produttivo. Le responsabilità addossate su una serie di soggetti che, a furor di management, remano contro tifando nella direzione opposta al volere aziendale. Su tutti la Regione Puglia, che dopo aver foraggiato abbondantemente Teleperformance, si trova, oggi, sul banco degli imputati. Anche lì si tratta di fannulloni che nel pieno svolgimento delle loro funzioni hanno deliberato di escludere le grandi imprese dai finanziamenti destinati alla formazione continua. Sono certo che tale decisione sia legata a scelte strategiche che, l'ente Regione, avrà esercitato tenuto in considerazione le necessità di riqualificazione di centinaia di aziende diffuse in tutto il Tacco d'Italia. Quei fondi, peraltro accessori, non possono essere monodirezionali, non sono e non devono essere intesi come strumento per livellare i bilanci o ridurre i costi di esercizio dell'impresa. Essi devono fungere come fonte di formazione, per permettere la riqualificazione della mano d'opera rendendola adeguata alle necessità del momento. Purtroppo, come spesso accade, diventa la mammella da mungere magari all'infinito, trasformando l'impresa privata in una sorta di compartecipazione pubblica nella quale chi finanzia non ha alcun potere decisionale sulle scelte e strategie aziendali. 

    Piuttosto che cercare colpevoli, Teleperformance farebbe bene a parlarci di come e se è stata in grado di ricollocarsi nel mercato dei call center outsourcer, dopo 12 mesi di applicazione di un accordo siglato con lo stesso sindacato irresponsabile. Ci piacerebbe capire come mai il 15 aprile del 2013, il management annunciava l'abbandono della cassaintegrazione e la conseguente prossima uscita dalla crisi. Ci piacerebbe una conferenza stampa, nella quale qualcuno spiegasse le dichiarazioni rilasciate a dicembre, dello stesso anno, nelle quali si annunciava il raggiungimento del pareggio di bilancio, ci piacerebbe capire come è stato gestito il risparmio del 12% dei costi ottenuto grazie alla rinuncia di parte del salario, ceduto da quelli che ieri improvvisamente sono diventati fannulloni. Gli stessi che hanno fatto rinunce su rinunce pur di tenersi stretto questo posto di lavoro. 

    Dopo quanto dichiarato, l'azienda farebbe bene a fare marcia indietro scusandosi con tutti e mettendosi ad un tavolo, con lo scopo di analizzare e risolvere i problemi manifestando la disponibilità a costruire, piuttosto che distruggere. Tutto il resto è, e rimarrà soltanto un alibi per mostrare il volto della vittima delle ingiustizie.

     

    Segreteria Territoriale UGL-Telecomunicazioni”

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