Venerdì, 22 Giugno 2018

    Call center, Slc Cgil: “Nuovo rischio delocalizzazione verso Albania e Romania”

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    “Torneremo nelle piazze, chiedendo una mano alle associazioni dei consumatori per riprendere in mano una vertenza iniziata nel 2012 quando, proprio da Taranto, si alzò il grido contro la delocalizzazione”.

    La Slc Cgil di Taranto è sul piede di guerra. A scatenare le ire del sindacato è stato un emendamento del Governo al decreto 83 del 2012. L’emendamento in questione è il numero 89.0.100 e “se approvato – sostiene il sindacato -, esonererebbe le aziende che svolgono attività di call center in house dall’obbligo di informare preliminarmente il cliente sul Paese da cui l’operatore chiama e non darebbe all’utente la possibilità di parlare con un operatore collocato in Italia o in altro Paese dell’Unione”.

    Ma non è tutto: “Le aziende committenti – aggiunge la Slc Cgil - sarebbero esonerate anche dall’obbligo di iscrizione nel registro degli operatori di comunicazione”.

    Per il sindacato che difende i lavoratori del mondo delle comunicazioni sarebbe un passo indietro enorme rispetto alle conquiste degli ultimi anni. “La ratio di queste modifiche – sostengono - ci sembra in palese contraddizione con la volontà di limitare le delocalizzazioni di attività di call center fuori dall’Italia e comunque verso Paesi extra UE. Se si procedesse in questa direzione non potremmo che trarre la conclusione che il percorso di autoregolamentazione e responsabilizzazione della filiera dei call center - promosso dal ministero dello Sviluppo Economico, e sfociato nel protocollo siglato lo scorso maggio - è venuto meno ancora prima che le parti sociali potessero prendere visione dei suoi eventuali risultati attraverso il tavolo di monitoraggio più volte richiesto”.

    Quale sarebbe il rischio di tale deregolamentazione? Andrea Lumino – segretario provinciale Slc - lo spiega così: “Se avvenisse tutto questo, il Governo si assume la responsabilità di riaprire la corsa dei call center e dei committenti verso l’Albania e la Romania a danno dell’Italia: per quel che ci riguarda da vicino, Taranto rischia di conoscere, parallelamente al dramma ILVA, anche una crisi del call center che oggi garantisce migliaia di persone tra stabilizzati, collaboratori ed interinali”.

    È per questo che la Cgil ora chiama a raccolta i parlamentari di tutti gli schieramenti politici. Iniziando da quelli pugliesi. È nelle loro mani la possibilità di eliminare quell’emendamento, ma servirà una maggioranza larga. Per questo gli si chiede di uscire allo scoperto ed esprimere il loro punto di vista. Altrimenti il ricorso alla piazza è assicurato.

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