Martedì, 19 Giugno 2018

    Trattativa Ilva, è stallo sugli esuberi

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    L’atteso vertice di ieri, da tenersi a Roma tra i rappresentanti delle sigle sindacali dei metalmeccanici e la compagine societaria che fa capo a Mittal, non ha prodotto alcun passo avanti nella ridefinizione del numero degli occupati del siderurgico tarantino.

    Come è noto, il piano iniziale di Mittal era quello di rilanciare l’impianto di Taranto con un numero di occupati non superiore ad 8.500 unità. Poi però le pressioni del mondo sindacale e i malumori in fabbrica avevano indotto il gruppo indiano a far salire quella previsione sino ad un massimo di 10.000 lavoratori occupati.

    La posizione di Fim, Fiom e Uilm invece non è mutata nel corso dei mesi: non un lavoratore a casa, è stato la risposta che le sigle sindacali hanno fornito in coro. Sigle sindacali che in questo momento vantano una posizione di forza, essendo il loro assenso determinante affinché il passaggio del ramo di azienda – seppur in via non definitva - a Mittal possa concludersi positivamente.

    Ieri, il gruppo indiano ha fatto sapere di non essere disposto ad andare oltre le 10 mila unità, mentre i sindacati hanno ribadito che tutti gli attuali 14 mila dipendenti devono poter mantenere il loro posto di lavoro. Mittal però ha aggiunto di avere in mano un accordo con i commissari straordinari dell’Ilva in cui è previsto che, a transitare nella nuova cordata, non sia l’intera forza lavoro. Da qui lo stallo.

    Le parti hanno concordato di ritrovarsi a Roma l’11 aprile, ma i margini di trattativa, in questo momento, sono davvero minimi. Inoltre, non aiuta il fatto che l’attuale Governo non sia sostenuto da una maggioranza parlamentare. In questo quadro sembrano essere passate in secondo piano le rivendicazioni ambientali e quindi la modifica del Dpcm del settembre scorso.

    Insomma, sulla vicenda pesano molti punti interrogativi e i tempi per raggiungere un accordo potrebbero non essere brevi. Sull’intera vertenza aleggiano inoltre diversi dubbi: che orientamento assumerà il nuovo Governo? Quanto influiranno sulla trattativa le legittime richieste dei fornitori del siderurgico in merito ai crediti sinora maturati?

    A questo proposito bisogna evidenziare che gli autotrasportatori ionici sono già sul piede di guerra e reclamano quanto spetta loro. Il clima potrebbe quindi farsi incandescente e questo metterebbe i sindacati in ulteriore difficoltà. Il viceministro Bellanova ieri su Twitter ostentava fiducia, ma l’esito della partita non è affatto scontato.

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