Lunedì, 18 Giugno 2018

    Ilva, indotto sul piede di guerra

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “Mentre a Roma perdono tempo per la composizione del Governo, qui a Taranto l’indotto Ilva sta fallendo. Nessuno, e sottolineo nessuno, si è degnato di mettere mani ad una vertenza dalle enormi proporzioni.

    Il grido di allarme lanciato dagli autotrasportatori pochi giorni fa, che minacciano una nuova protesta a causa di fatture abbondantemente scadute e non pagate, riguarda l’intero comparto dell’appalto Ilva, che nel mese di dicembre ha ricevuto dalla gestione commissariale, solo una parte dei crediti accumulati”.
    A lanciare nuovamente l’allarme è il consigliere regionale di Direzione Italia, Renato Perrini, che con una nota rilancia fa eco alle rivendicazioni degli autotrasportatori tarantini nuovamente in difficoltà a causa delle fatture non ancora saldate.
    “Le somme che avanzano dall’Ilva sono esorbitanti – afferma il consigliere regionale -, il pagamento del corrente non è mai puntuale, ma ciò che più di ogni altra cosa mi spaventa è che non esiste per loro una vera programmazione. Si naviga a vista, in attesa che qualcuno si svegli una mattina e si accorga di un comparto che ripeto sta fallendo”.
    La risoluzione di questa vertenza nella vertenza non appare però semplice. Il Governo che sinora ha fornito la liquidità necessario a pagare parte degli arretrati alle aziende dell’indotto non è più espressione di alcuna maggioranza parlamentare, ma si trascina in attesa che il prossimo esecutivo prenda in mano la vicenda. Ed anche le erogazioni straordinarie non possono essere decise con disinvoltura.
    Nel frattempo, per il gruppo Mittal c’è una nuova grana. L’Antitrust europeo – come riferisce il quotidiano La Stampa – avrebbe chiesto al gruppo franco-indiano di liberarsi di alcuni stabilimenti europei facenti parte del gruppo se vuole davvero entrare in possesso dell’Ilva. A rischio ci sono diversi impianti: da quelli in Repubblica Ceca agli impianti in Romania, passando per Piombino che dovrebbe finire al gruppo Arvedi. Insomma, anche di fronte a questi out-out (si ricordi che appena qualche mese fa venne chiesto a Marcegaglia di uscire dalla cordata), Mittal va avanti spedito per accaparrarsi, tra gli altri, anche lo stabilimento di Taranto.

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