Giovedì, 13 Dicembre 2018

    Rottura sindacati-Mittal: in ballo 5.000 posti di lavoro

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    La trattativa tra sindacati ed Arcelor Mittal è in una fase di stallo. Le posizioni sono inconciliabili, almeno stando a quanto affermato dai rappresentanti dei lavori al termine dell’ultimo round di incontri tenutosi presso il ministero dello Sviluppo Economico.


    La trattativa si è incagliata sul numero degli operai che transiteranno nel nuovo gruppo. Secondo Francesca Re David, segretario nazionale Fiom, “Arcelor Mittar ha ribadito la volontà di partire da 10 mila lavoratori per arrivare a 8.500 nel 2023, mentre ovviamente l'occupazione va garantita a tutti i 14 mila dipendenti. Continuando a pretendere di tagliare salari, lavoro e diritti non si va da nessuna parte”.
    Stesso mantra recitato dall’Unione sindacale di base: “Come abbiamo detto sin dal primo giorno Arcelor Mittal deve assumere tutti i dipendenti Ilva, in continuità di diritti e salari”.
    “Non siamo e non saremo disponibili a sottoscrivere accordi che non garantiscono occupazione e reddito per tutti – ha affermato Sergio Bellavita, USB Nazionale -. Proponiamo a Fim, Fiom e Uilm una dura mobilitazione sia contro Arcelor Mittal che contro il governo, responsabile in prima persona di aver raggiunto accordi con la multinazionale dell'acciaio per liberarsi del 40% dei dipendenti”.
    La mobilitazione era nell’aria, ma ora è qualcosa più di un’eventualità. Il Governo in carica non riesce a far incontrare le parti anche perché, in alcuni casi, viene ritenuto responsabile dell’attuale impasse.
    “Senza una modifica delle posizioni di Arcelor Mittal su occupazione, salari e diritti per i lavoratori, la trattativa non può riprendere”, ha concluso la numero uno della Fiom. Che poi ha annunciato: “Nei prossimi giorni saranno convocate le assemblee per spiegare ai lavoratori quanto sta accedendo e le Rsu definiranno le forme di mobilitazione. Da oggi siamo in stato di agitazione e saranno programmate delle iniziative di sciopero che accompagneranno questa fase”.
    Bisogna anche dire che, qualora fosse superato il nodo occupazionale, permarrebbe ancora una certa distanza tra le parti in materia salariale. Mittal vorrebbe rivedere anche gli istituti sulla base dei quali i lavoratori arrivano oggi a percepire il proprio stipendio mensile, riducendone l’ammontare totale. Mentre i sindacati sono disposti a trattare sulla forma, ma non sulla sostanza, ovvero sul quantum da indicare ogni anno nelle buste paga.
    Non si tratta di schermaglie. Lo stello è destinato a durare e la tensione a crescere se non vi sarà un’inversione di tendenza. L’assenso dei sindacati, in questa fase, è determinante per portare la trattativa di cessione in porto. Ma sembra che le imbarcazioni siano ancora in altissimo mare.

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