Bonifiche a rischio, il Patto di comunità denuncia: “Scelta grave e sbagliata”
Una città che lotta da decenni per la propria rinascita ambientale si ritrova, ancora una volta, a fare i conti con scelte che rischiano di comprometterne il futuro.
È Taranto, al centro della proposta di modifica del programma nazionale del Just Transition Fund, che prevede la cancellazione di progetti per un valore complessivo di 40 milioni di euro destinati alle bonifiche.
A lanciare l’allarme è il Patto di comunità per l’ecogiustizia di Taranto, promosso da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica, Legambiente e Libera, con l’adesione di numerose realtà territoriali. “Una scelta grave e sbagliata, inaccettabile in una realtà come quella tarantina, duramente segnata dalla contaminazione delle diverse matrici e che ha assoluta necessità di interventi di ripristino ambientale”, si legge nella nota.
Secondo il Patto, la decisione non solo comprometterebbe il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini e la possibilità di rendere fruibili vaste aree del territorio per attività produttive ma rischierebbe anche di consolidare l’immagine stereotipata di una città invivibile.
I dati contenuti nella nota tecnica allegata alla proposta di modifica parlano chiaro: gli ettari di terreno ripristinati e destinabili a edilizia popolare, attività economiche o spazi verdi passerebbero da 996 a soli 270. “Una riduzione drammatica – sottolineano le associazioni – che si traduce anche in un taglio di quasi 20 milioni di euro ai finanziamenti complessivi per le bonifiche”.
Nel dettaglio, i 40 milioni originariamente destinati alla riqualificazione ambientale verrebbero riprogrammati: 16 milioni alla nuova azione “Abitare accessibile e sostenibile”, 24 milioni al progetto Sea Hub, e altri 3 milioni riallocati a seguito della riduzione del fabbisogno per la procedura Filiere Verdi.
“Salterebbero interventi fondamentali per il ripristino delle coste del Mar Grande, del Mar Piccolo e delle aree limitrofe – denuncia il Patto –. Chiediamo che, intervenendo in compensazione su altre voci del programma, vengano rifinanziati tutti i progetti già esaminati e volti alla bonifica e alla tutela delle risorse naturali”.
Le associazioni ricordano che proprio il Jtf prevede tra i suoi obiettivi “interventi sperimentali per accelerare la decontaminazione dei suoli e tutelare la risorsa idrica”, con effetti positivi sulla salute dei cittadini e nuove opportunità di impresa e occupazione.
A preoccupare è anche la modifica degli indicatori legati all’occupazione generata dagli investimenti. “Il nostro territorio è destinatario delle risorse proprio per attutire gli effetti della transizione industriale – si legge ancora –. Cambiare gli indicatori significa indebolire la tenuta sociale di Taranto”.
Ma il nodo centrale, secondo il Patto di comunità, è quello della governance. “Il principio di governance multilivello e partecipata non è un accessorio procedurale ma l’architrave strategico dell’intero processo. La transizione ecologica giusta impone una metamorfosi radicale dei paradigmi produttivi e sociali, che non può essere gestita con logiche verticistiche”.
La denuncia è chiara: “Tali aspetti sono stati ignorati nella definizione del programma e nella proposta di riprogrammazione. Solo attraverso l’ascolto attento dei portatori di interesse si possono calibrare gli strumenti finanziari sui reali fabbisogni locali”.
Infine, il Patto ribadisce che “la partecipazione attiva della società civile è l’unico antidoto efficace al rischio di fratture sociali. Condividere la genesi delle scelte significa garantire il principio cardine del Jtf: non lasciare indietro nessuno. La governance partecipata è il garante democratico della transizione giusta, affinché il percorso verso la neutralità climatica sia davvero equo e inclusivo”.


















