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Ex Ilva, i primi effetti del “piano corto”: Semat Sud annuncia la chiusura e 220 licenziamenti

La vertenza ex Ilva di Taranto comincia a produrre i suoi primi effetti concreti e drammatici.

La crisi che da settimane scuote il futuro dello stabilimento siderurgico si abbatte ora sull’indotto: Semat Sud srl, storica azienda impegnata negli appalti di manutenzione e risanamento all’interno del sito, ha comunicato la cessazione delle attività e il conseguente licenziamento di 220 lavoratori edili.
Una notizia che cade come un macigno sul territorio ionico e che, secondo i sindacati, rappresenta la diretta conseguenza del piano “corto” presentato dal Governo e dal ministro Urso.
«I primi drammatici effetti del piano di chiusura dell’ex Ilva si abbattono sui lavoratori – denunciano i segretari territoriali Francesco Bardinella (Fillea Cgil), Gianmarco Passiatore (Filca Cisl) e Ivo Fiore (Feneal Uil) –. Questo pomeriggio (martedì 2 dicembre, ndc) Semat Sud ci ha comunicato la decisione della proprietà di cessare le attività lavorative con il conseguente licenziamento di 220 lavoratori, storicamente impegnati nell’appalto del siderurgico».
La richiesta dei sindacati è immediata e senza mezzi termini: «non c’è più tempo da perdere! Venga subito convocato l’incontro a Palazzo Chigi, come richiesto dalle segreterie di Fim, Fiom e Uilm, e si ritiri il piano di chiusura, mettendo in campo un intervento pubblico necessario a garantire una transizione ecologica e a salvaguardare tutti i lavoratori».
Le organizzazioni territoriali di categoria chiamano in causa anche le istituzioni locali e i rappresentanti politici: «hiediamo al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, al sindaco di Taranto Piero Bitetti, al presidente della Provincia Gianfranco Palmisano e a tutti i parlamentari ionici di intervenire a sostegno delle mobilitazioni dei lavoratori e per scongiurare i licenziamenti annunciati da Semat Sud».
La vertenza ex Ilva, dunque, non è più soltanto una questione di prospettive industriali: i suoi effetti si stanno già traducendo in perdita di posti di lavoro e in un ulteriore colpo alla tenuta sociale ed economica del territorio.

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