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Caso Vestas, il Comune convoca l’azienda: «Serve un confronto immediato»

Il Comune di Taranto si è mosso subito, nel tentativo di fermare una decisione che rischia di colpire ancora una volta il tessuto industriale della città. In una lettera inviata all’azienda, Palazzo di Città ha chiesto un incontro urgente dopo la comunicazione del 7 gennaio con cui Vestas Italia annunciava lo spostamento dell’unità di service, del magazzino e del centro di formazione verso l’area industriale di San Nicola di Melfi.

«Riteniamo imprescindibile un confronto istituzionale per valutare soluzioni alternative che preservino la presenza di Vestas a Taranto, compatibili con le vostre esigenze logistiche», scrive l’Amministrazione, invitando l’azienda a presentarsi con una delegazione qualificata presso Palazzo di Città o altra sede ritenuta opportuna.

Un appello che arriva in un clima già teso. La notizia della chiusura del sito tarantino è infatti piombata come un fulmine su un territorio che da anni vive tra crisi industriali, vertenze aperte e continue incertezze occupazionali. La decisione, comunicata ai sindacati senza alcun confronto preventivo, prevede il trasferimento delle attività in un’altra sede e mette a rischio quaranta lavoratori altamente qualificati.

A poche ore dall’annuncio, la politica tarantina si è schierata compatta nel denunciare un’operazione giudicata pericolosa e ingiustificata. Tra le voci più critiche, quelle dell’on. Vito De Palma di Forza Italia e della capogruppo Pd in Consiglio comunale Alexia Serio, che pur da posizioni politiche opposte convergono su un punto: Taranto non può essere trattata come una città sacrificabile.

 

De Palma (FI): «Decisione inaccettabile, ignorato l’impatto sociale ed economico»

L’onorevole De Palma parla di un atto grave, nel metodo e nel merito. «La decisione di Vestas Italia di chiudere il sito di Taranto e trasferire le attività altrove, comunicata ai sindacati senza alcun confronto preventivo, è inaccettabile», afferma.

Per il deputato azzurro, ridurre tutto a una riorganizzazione interna è fuorviante:

«Parliamo di un presidio industriale strategico, di quaranta lavoratori altamente qualificati e di un territorio che da anni subisce crisi industriali ripetute. Definire tutto questo “ottimizzazione logistica” significa ignorare l’impatto sociale, economico e umano di una scelta che rischia di impoverire ulteriormente Taranto».

De Palma fa sapere di aver già coinvolto il Governo: «Ho chiesto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy di attivarsi con urgenza, convocando un tavolo con azienda, sindacati e istituzioni locali. Scelte di questo tipo comportano responsabilità precise verso i territori».

E conclude con un appello: «È indispensabile sospendere ogni decisione e aprire un confronto vero, trasparente e responsabile. Difendere il lavoro significa difendere il futuro del Paese».

 

Serio (Pd): «È il fallimento di un modello che mette i dividendi sopra le persone»

Durissima anche la reazione della capogruppo Pd Alexia Serio, che su Facebook ha definito la scelta di Vestas un segnale preoccupante per l’intero sistema industriale italiano.

«L’ennesimo annuncio di delocalizzazione da parte di Vestas, a poche ore dalla vertenza dell’indotto Enel, non è solo una crisi aziendale: è il fallimento di un modello che mette i dividendi sopra le persone», scrive.

Serio denuncia una contraddizione evidente: «Mentre l’Europa parla di Green Deal, le competenze italiane vengono sacrificate sull’altare del minor costo del lavoro».

E avverte che Taranto non può più essere considerata terreno di conquista: «Le multinazionali non possono continuare a incassare incentivi e poi smantellare la produzione. Ogni stabilimento chiuso è un pezzo di futuro industriale che l’Italia perde».

La capogruppo dem sottolinea che la delocalizzazione non è solo un problema economico: «Delocalizzare significa svuotare i territori, polverizzare l’indotto e il tessuto sociale. Tutto questo non possiamo più permetterlo».

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