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Ex Ilva: situazione di stallo preoccupa l’Associazione indotto

È forte la preoccupazione tra gli imprenditori dell’indotto ex Ilva aderenti ad Aigi acuita dalle ultime notizie che passano dall’ordinanza, emessa dal Primo Cittadino, di spegnimento dell’area a caldo e dalle perplessità sollevate dal Presidente di Acciaierie d’Italia Franco Bernabé in ordine alle difficoltà di conciliazione tra i piani industriali di DRI d’Italia, la società costituita per realizzare impianti di produzione di “preridotto” e Acciaierie d’Italia.


Preoccupazioni che erano già emerse nel corso dell’ultima assemblea degli associati.
Le aziende dell’indotto ex Ilva vedono addensarsi grosse nubi sull’immediato futuro dello stabilimento siderurgico che resta, tuttora, la prima fonte di approvvigionamento economico costituendo il 90 per cento del Pil del territorio. Una mancanza di dialogo tra azionista pubblico e privato che rischia di pregiudicare il progetto e il cronoprogramma relativo all’utilizzo del preridotto nello stabilimento siderurgico che consentirebbe la ripresa e la produzione, nel mix forno elettrico – altoforno, di sei milioni di tonnellate annue di acciaio senza impattare negativamente sull’ambiente. La situazione è gravissima e il passare del tempo non gioca a favore; se non si registrano interventi immediati lo stabilimento rischia la chiusura con tutte le conseguenze del caso. E mentre si rimpallano le responsabilità sui ritardi che si registrano nell’avvio del progetto “DRI” è necessario far ripartire con urgenza AFO 5.  Sono 13, al massimo 15, i mesi previsti per i lavori di adeguamento di AFO 5 per un costo totale di interventi pari a 250 milioni di euro; pochi se rapportati ad un miliardo di euro di utili che lo stabilimento ionico, considerato strategico per le sorti del Pil della intera nazione, potrebbe produrre in un anno andando a regime.
Mancano programmazione e obiettivi certi e condivisi, elementi fondamentali per il territorio e per le sorti  delle imprese che operano in estrema difficoltà ormai da 12 anni. Il bilancio è gravissimo: molte aziende hanno chiuso i battenti non riuscendo a superare le varie fasi della crisi iniziata già nel 2008, deflagrata nel 2012 con il sequestro degli impianti e la successiva gestione commissariale.  Intanto, il territorio va impoverendosi sempre di più mentre Taranto è diventata la città dei cassintegrati, dei pensionati e dei lavoratori del pubblico impiego.
Centrale resta il ruolo del Governo a cui gli imprenditori di Aigi si appellano chiedendo tempi brevi di risoluzione delle vertenze, chiarezza riguardo i programmi di ripresa e sostegno in questo drammatico momento di incertezza.

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