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Ex Ilva: i tre possibili scenari dell’assemblea di giovedì 23

Giovedì 23  a Milano nuova tappa della vicenda ex Ilva. In viale Certosa il consiglio di amministrazione di Acciaierie d'Italia si riunirà per fornire nuove indicazioni sul futuro del gruppo oggi in mano a ArcelorMittal (il gruppo franco-indiano detiene il 62% delle quote azionaria) con il 38% in possesso di Invitalia, società del ministero del Tesoro, quindi lo Stato.


Sono tre gli scenari che si potrebbero ipotizzare.
Il primo scenario potrebbe prevedere il possibile rilancio degli investimenti da parte di Arcelor Mittal in modo da mettere in moto il processo di decarbonizzazione. Il secondo scenario, invece, vede in campo l'ipotesi dello Stato che potrebbe al contrario decidere di salire di quota sfruttando le risorse fin qui messe a disposizione, ma questa appare un'ipotesi sempre più lontana. Il terzo scenario è quello di uno Stato che lascia completamente in mano la gestione a ArcelorMittal. 
Intanto, per la decarbonizzazione dell'ex Ilva il Governo conferma l'impiego di un miliardo di euro spostato dal Pnrr ai fondi Fsc nazionali come ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in un messaggio inviato al convegno nazionale di Legambiente tenutosi venerdì 17 novembre a Taranto sui temi della decarbonizzazione dell'acciaio e dell'ex Ilva. 
Il ministro ha spiegato che si tratta di "una scelta di ordine tecnico che potrà consentirci, senza alcun passo indietro, di spendere nei modi e nei tempi giusti tutte le risorse che servono a costruire un futuro diverso per Taranto, lontano dal carbone".
Una dichiarazione che cade all’indomani del workshoop organizzato in stabilimento da Acciaierie d’Italia e nel corso del quale l’ad Lucia Morselli aveva chiesto al governo di farsi carico delle spese per la decarbonizzazione, puntando tutto sul discorso dell'insufficienza di risorse.
“Voi ci parlate di questa grande rivoluzione che è la decarbonizzazione – ha detto in quell’occasione l’ad Morselli - ma noi siamo quelli che, poi, queste cose le dobbiamo fare. Allora, mi chiedo, chi paga la decarbonizzazione?”.
Domanda anche alla quale bisognerà tentare di fornire una risposta nell’assemblea di giovedì prossimo.
Per Federacciai, intanto, è difficile accettare che tutti i soldi li metta lo Stato come ha detto il presidente dell’associazione Antonio Gozzi sollecitato sulla situazione dell’ex Ilva a margine di un incontro in cui si è parlato delle possibilità di una siderurgia green organizzato settimane fa da Federmanager Liguria .
Anche Gozzi rimanda tutto all'assemblea dei soci di Acciaierie d'Italia del 23 novembre  perché “fare ogni ragionamento oggi è prematuro. Credo che l'assemblea sarà la sede nella quale si capirà se Mittal è disponibile a capitalizzare l'azienda nella misura proporzionale alle sue quote sociali o se pretende che, pur rimanendo in maggioranza, tutti i soldi ce li metta lo Stato, il che mi sembrerebbe francamente molto difficile da accettare”.

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