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Il grande bluff della Zes unica

La Zes unica per il Mezzogiorno, così come pensata dal ministro Fitto e inserita nel Decreto Sud, “è un bluff”. Non le manda a dire Mino Borraccino, consigliere del presidente della Regione Puglia per il Coordinamento del Piano Taranto, convinto del fatto che “mancano tasselli importanti rispetto ai vantaggi ora previsti per le 8 Zes esistenti: scompare il taglio del 50% dell’Ires e nessuna garanzia è stata finora data sulla conferma dello sconto del 30% dei contributi previdenziali dovuti dai datori di lavoro”.


Le Zone Economiche Speciali (Zes) sono strumenti di agevolazioni alle imprese per insediarsi o, per quelle già esistenti, per ampliare la propria capacità produttiva col fine di aumentare l’occupazione nelle aree del mezzogiorno. Sono in tutto otto, una in ogni regione meridionale ed insulare con l’eccezione della Puglia che ne ha due: la Jonica, interregionale con la Basilicata, e l’Adriatica, interregionale con il Molise. Tutte sono già attive, e nel caso pugliese entrambe stanno già dando i primi frutti in termini di investimenti e quindi di aumento dell’occupazione. A Taranto sono molteplici i progetti presentati ed approvati dall’ufficio unico Zes diretto dalla commissaria Gallucci.
“Parliamo quindi – spiega Borraccino - di strumenti di agevolazioni fiscali e di sburocratizzazione che stanno già dando i propri frutti in aree delimitate che hanno un nesso funzionale coi porti hub del meridione, nel caso nostro col porto di Taranto”. Per cui, secondo il coordinatore del Patto per Taranto, il ministro Fitto “vuole modificare tutto, facendo un’ unica Zes, che viene presentata come una misura di sviluppo per il Sud ma non è messa nelle condizioni di funzionare perchè priva di copertura finanziaria, con una dotazione di personale irrisoria, insufficiente per garantire la gestione delle richieste che potrebbero arrivare”.
Borraccino, poi, si chiede come possa la “Struttura di Missione” in capo al ministero del Sud gestire le pratiche per ottenere il credito di imposta e l’autorizzazione unica: parliamo di 60 funzionari che dovrebbero farsi carico delle migliaia di domande di accesso al credito che arriveranno ogni anno e delle relative autorizzazioni uniche chiamati a rilasciare. Inoltre – prosegue Borraccino - viene meno la caratteristica principale della Zes, ovvero il legame coi porti, oltre al depotenziamento delle
zone franche doganali, che così facendo perderanno la loro funzione”.
Altra cosa importantissima che Borracino sottolinea è la questione delle risorse destinate alle Zes “che saranno parcellizzate rendendole di fatto quasi inutili: nella prima bozza del decreto il Governo Meloni assegnava 1,5 miliardi di euro per aree immensamente più grandi rispetto alle Zes attuali, cui fino ad ora destinavamo 3 miliardi di euro all’anno. In più questa nuova Zes unica, così come impostata dal ministro Fitto, pone un problema serio sulla precarietà dello strumento: parliamo di un credito di imposta che sulla carta varrà solo per il 2024. Un termine completamente incompatibile con quello di un’azienda che decide di fare un investimento di una certa consistenza”.
Infine pone la questione dei limiti imposti nella nuova Zes unica: il tema della soglia minima per progetto prevista a 200mila euro, “ciò è un muro che non ci trova d’accordo in quanto escluderá le micro e piccole imprese dall’accedere all’agevolazione sapendo che circa il 30% delle pratiche inoltrate alle attuali Zes sono sotto quella soglia”.

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