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Ex Ilva, scatta lo sciopero ad oltranza. Bloccata la statale 100. I lavoratori: “Non ci muoveremo da qui”

Dopo la proclamazione dello sciopero, scattato oggi, martedì 2 dicembre, delle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto, che hanno annunciato l’astensione dal lavoro a partire dalle ore 12 fino a nuova comunicazione, i lavoratori sono passati alla fase due della protesta: nel primo pomeriggio hanno infatti bloccato la statale 100.

Blocco che è proseguito per tutta la serata e  che è destinato a protrarsi quale risposta al piano presentato dal Governo, giudicato dai sindacati come un progetto di smantellamento dell’ex Ilva. L’obiettivo dello sciopero è chiaro: ottenere un incontro urgente a Palazzo Chigi, per chiedere il ritiro del piano e avviare un confronto serio e costruttivo sui diritti, la sicurezza e il futuro dei lavoratori.

La giornata di oggi 2 dicembre si era aperta con presìdi all’interno dello stabilimento Ilva ed è ptroseguito con il blocco dei binari nella zona tra l’area ghisa e l’area acciaieria. Blocco, come hanno avuto modo di spiegare Fim, Fiom, Uilm e Usb, che ha determinato il fermo produttivo dell’Afo4 «e vista l’improvvisa fermata, che avrebbe potuto procurare emissioni diffuse e fuggitive, abbiamo deciso di spostare il blocco nell’area spedizioni», avevano spiegato le quattro sigle sindacali.

«Questo atto di protesta rappresenta un momento fondamentale per difendere i diritti di tutti i lavoratori e garantire un futuro di stabilità e dignità nel mondo del lavoro», scrivono in una nota congiunta le segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb.

A rafforzare la richiesta di confronto, è stata inviata una lettera ufficiale al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri competenti da parte dei segretari generali Ferdinando Uliano (Fim), Michele De Palma (Fiom) e Rocco Palombella (Uilm). Nella missiva, i sindacati esprimono “forte preoccupazione per la decisione di interrompere ulteriori attività produttive, con pesanti e irreversibili ripercussioni sulle prospettive future degli stabilimenti dell’ex Ilva”.

«Alle già rilevanti incertezze riguardanti il piano di salvataggio, i processi di decarbonizzazione, la tenuta industriale e occupazionale – si legge nella lettera – si sono aggiunti fondati timori relativi a una vera e propria operazione di dismissione delle attività produttive».

Le richieste sono precise: il ritiro immediato del “piano corto”, la sospensione delle operazioni di spegnimento delle batterie 7-8-9-12, l’invio dei coils da Taranto agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi per garantire la continuità produttiva, il no all’allontanamento dei lavoratori per formazione senza prospettiva occupazionale, e l’avvio di un vero piano di manutenzione degli impianti.

«Per queste ragioni – concludono i segretari – è urgente la convocazione a Palazzo Chigi, con la presenza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In caso contrario, di fronte all’ulteriore aggravamento della situazione occupazionale e produttiva, saranno messe in campo iniziative di mobilitazione di carattere nazionale».

La tensione è alta anche al Nord, dove già da ieri, lunedì 1 dicembre, sono riprese le manifestazioni di protesta negli stabilimenti ex Ilva di Genova, Novi Ligure e Racconigi. Per questi siti, il Governo ha convocato un incontro a Roma il prossimo 5 dicembre.

Ma per i sindacati, il tempo stringe. «Ai lavoratori dell'ex Ilva, in occupazione a Genova e a quelli in mobilitazione a Novi Ligure e Racconigi, Palazzo Chigi deve dare ora una risposta urgente. È inaccettabile il piano per chiudere l’ex Ilva. Noi non chiediamo cassa integrazione ma un piano per il lavoro», ha dichiarato Michele De Palma, segretario generale della Fiom-Cgil.

Sulla stessa linea Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, intervenuto oggi a FuoriTg su Rai3: «La situazione negli stabilimenti ex Ilva rischia di degenerare. I lavoratori stanno scioperando a oltranza a Genova come a Taranto per chiedere al Governo di intervenire immediatamente. Prima di tutto, il Governo deve eliminare il piano di morte che ci è stato presentato e fare tutto ciò che è necessario per salvare la produzione di acciaio in Italia. Non vogliamo dividere cittadini e lavoratori – ha concluso Palombella –: tutti vogliamo una fabbrica green, con una vera decarbonizzazione. Questo è l’unico modo per salvaguardare ambiente, salute e occupazione. La Meloni ci metta la faccia: questa vertenza è arrivata a un punto di non ritorno».

Duro anche l’intervento di Vincenzo La Neve, segretario Fim Cisl Taranto-Brindisi: «Chiediamo con tutta la forza che hanno le organizzazioni sindacali di ritirare quel piano vergognoso di chiusura. Non è un piano “corto”, è un piano di chiusura. Serve una convocazione urgente a Palazzo Chigi».

A ribadire la gravità della situazione è Paolo Panarelli, coordinatore appalti Acciaierie d’Italia in A.S. per la Fim Cisl: «Oggi abbiamo proclamato lo sciopero per l’appalto, l’indotto e Acciaierie d’Italia. Chiediamo al ministro un passo indietro. Questo piano industriale, presentato all’ultima riunione, porta solo alla chiusura della fabbrica, senza garanzie occupazionali né ambientali. Per il futuro, il ministro deve assumersi la responsabilità e convocare subito il sindacato. Noi non ci muoveremo da qui a qualunque costo, se non arriva una convocazione».

Nel frattempo, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, come spiega il Mimit in una nota, ha messo in campo una serie di riunioni che si apriranno giovedì 4 dicembre e proseguiranno nella giornata di venerdì 5.

Il 4 dicembre, alle ore 9, a Palazzo Piacentini saranno ricevuti il presidente della Regione Piemonte e i sindaci dei Comuni di Novi Ligure e Racconigi. Venerdì 5 dicembre alle 10, invece, toccherà a Regione Liguria e Comune di Genova, per chiudere, a partire dalle ore 12, con il presidente della Regione Puglia e i sindaci di Taranto e Statte.

«I tavoli – spiegano al Mimit – mirano a definire le migliori condizioni per il rilancio del gruppo siderurgico e a valutare ulteriori investimenti produttivi nelle aree disponibili, in particolare a Taranto e Genova», con un confronto unitario finale tra tutte le istituzioni coinvolte.

 

Filippetti (Pd): “Solidarietà ai sindacati, Taranto merita un futuro diverso”

Nel pieno della mobilitazione dei lavoratori dell’ex Ilva, arriva la voce del Partito democratico di Taranto. La segretaria provinciale Anna Filippetti ha espresso vicinanza alle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, che da oggi hanno proclamato uno sciopero a oltranza contro il piano presentato dal Governo.

«Esprimiamo la nostra piena solidarietà alle organizzazioni sindacali – ha dichiarato Filippetti –. La mobilitazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti è un segnale forte e chiaro: non si può immaginare il futuro del sito di Taranto senza un confronto vero, trasparente e responsabile. La richiesta dei sindacati di aprire un tavolo unico a Palazzo Chigi va ascoltata con attenzione e rispetto, perché riguarda non solo le prospettive industriali, ma soprattutto la tutela dei diritti, della sicurezza e della dignità di migliaia di lavoratrici e lavoratori».

La segretaria provinciale ha sottolineato come il Pd sostenga con convinzione la necessità di un cambio di rotta: «il Partito democratico di Taranto sostiene la necessità di ritirare il Piano attuale e avviare una trattativa seria che metta al centro il lavoro, l’ambiente e la salute, evitando decisioni calate dall’alto che rischiano di compromettere definitivamente il futuro produttivo e sociale del nostro territorio».

Filippetti ha infine ribadito l’impegno del Pd al fianco dei lavoratori e delle comunità locali: «in questo momento cruciale rinnoviamo il nostro impegno al fianco dei lavoratori e delle comunità che chiedono stabilità, sicurezza e sviluppo. Taranto merita un futuro diverso, costruito attraverso il dialogo e il rispetto reciproco».

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