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Vestas: proclamato lo sciopero contro il trasferimento: stop agli straordinari e braccia incrociate il 13 gennaio

Mattinata tesa nello stabilimento Vestas di Taranto, dove si è svolta l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori alla presenza delle Rsu e delle segreterie territoriali Fiom e Uilm.

L’incontro è stato convocato dopo la decisione unilaterale dell’azienda di chiudere e trasferire l’unità locale di Service, il magazzino e il training center di Taranto, Candela e Melfi, spostando tutte le attività nell’area industriale di San Nicola di Melfi a partire dal 1° marzo. Una scelta che, secondo i sindacati, avrà un impatto pesantissimo sulla vita di 73 lavoratori.
Durante l’assemblea, i dipendenti hanno espresso «forte preoccupazione per una scelta priva di logica industriale», definendo il trasferimento «un licenziamento mascherato, vista la distanza di oltre 200 chilometri dal magazzino di Taranto».
Fiom e Uilm hanno annunciato le prime iniziative di protesta: «Proclamiamo l’immediato blocco degli straordinari, della reperibilità e di ogni forma di flessibilità». E in concomitanza con l’incontro già fissato con l’azienda, i sindacati hanno indetto «uno sciopero per martedì 13, nelle ultime due ore del turno di lavoro».
La linea è chiara: «Se l’azienda non ritirerà la procedura di trasferimento e chiusura del magazzino di Taranto, continueremo con ulteriori iniziative di mobilitazione».
La protesta dei lavoratori ha immediatamente generato reazioni politiche. Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Luca Lazzàro, parla di una scelta che «suscita forte preoccupazione e non può essere considerata una semplice decisione gestionale interna».
«Siamo di fronte a una scelta che investe direttamente il tessuto economico e sociale della città, con ricadute importanti sulla vita di decine di famiglie», afferma Lazzàro, ricordando che Taranto «non può continuare a subire decisioni che ne indeboliscono la struttura industriale».
Il consigliere chiede un’azione immediata: «È indispensabile convocare con urgenza un tavolo istituzionale tra azienda, sindacati e istituzioni locali, oltre a quello richiesto al Mimit dall’on. Vito De Palma».
E avverte: «Senza una strategia industriale chiara, il territorio rischia di diventare terreno di transito per investimenti temporanei, privi di radicamento e prospettiva».
Sulla vicenda intervengono anche il segretario provinciale del Partito liberaldemocratico, Franz Renzullo, e il dirigente provinciale Fabrizio Manzulli, che condividono «le preoccupazioni dei lavoratori» e ritengono «utile e necessario un incontro del sindaco con la dirigenza della multinazionale».
Secondo i Liberaldemocratici, il confronto deve servire a capire «le strategie complessive dell’azienda, che si appresta ad aumentare la produzione di pale eoliche». Una crescita che, sostengono, «potrebbe compensare la perdita di unità lavorative con un possibile aumento in altri settori, generando un saldo occupazionale attivo».
Ma la priorità resta una sola: «È indiscutibile la necessità di salvaguardare ogni singolo posto di lavoro».

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