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Ex Ilva, Arcelor Mittal nega ogni addebito e va al contrattacco senza esclusione di colpi

Nel braccio di ferro tra ArcelorMittal e i commissari di Acciaierie d’Italia arriva un nuovo capitolo, forse il più duro finora.

Il gruppo siderurgico ha diffuso una nota ufficiale dai toni perentori, respingendo ogni accusa e rilanciando una contro‑narrazione che ribalta completamente il quadro dipinto dai commissari. Una presa di posizione che non solo anticipa uno scontro legale di lunga durata, ma chiarisce la strategia difensiva del colosso dell’acciaio, decisa a difendere il proprio operato e a chiamare in causa responsabilità politiche e istituzionali.
Secondo ArcelorMittal, infatti, «non esiste alcun fondamento né fattuale né giuridico» nella richiesta di risarcimento da 7 miliardi di euro avanzata dai commissari di ADI, e la società si dice pronta a «difendere con vigore la propria posizione davanti a tutte le sedi competenti». Nella nota, il gruppo «rigetta categoricamente tutte le accuse», incluse quelle relative a una presunta strategia volta a «distruggere l’azienda» o a «saccheggiare profitti dall’Italia».
ArcelorMittal ricorda che dal 2021 Acciaierie d’Italia Holding è stata gestita «sotto controllo congiunto e paritario con Invitalia», e rivendica investimenti per circa 2 miliardi di euro, destinati in larga parte al piano ambientale previsto dall’AIA. La società sostiene inoltre di aver operato in un contesto «profondamente condizionato da atti e omissioni di Invitalia e Ilva, oltre che da interventi legislativi illegittimi del Governo italiano». Il riferimento è alla rimozione, nel 2019, delle tutele legali necessarie per attuare il piano ambientale senza rischi penali, evento che – secondo l’azienda – avrebbe determinato il recesso dal contratto di affitto.
La nota accusa poi Invitalia di non aver rispettato gli impegni assunti e il Governo di aver emanato norme che, nel febbraio 2024, hanno consentito il passaggio di ADI in amministrazione straordinaria, «espropriando sostanzialmente l’investimento» del gruppo.
ArcelorMittal definisce «priva di basi fattuali e giuridiche» qualsiasi narrazione che attribuisca responsabilità alla società e ricorda di aver già avviato un arbitrato internazionale contro la Repubblica Italiana, contestando un’espropriazione «illegittima» e misure «discriminatorie, ingiuste e sproporzionate». Il danno complessivo rivendicato supera 1,8 miliardi di euro.
Una posizione netta, che segna l’inizio di una fase ancora più tesa del contenzioso e che promette ripercussioni politiche, industriali e istituzionali di lungo periodo.

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