CRONACHE TARANTINE
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La sala scelta per la conferenza stampa era gremita e attraversata da un filo di inquietudine: la sensazione che un’occasione storica per Taranto rischi di scivolare via nel silenzio.
Questa mattina, sabato 7 febbraio, la Rete civica per il Jtf Taranto – che riunisce Giustizia per Taranto, Lac Taranto, Legambiente Taranto, Mira Network, Pro Loco Lama e le sue contrade e WWF Taranto – ha presentato un documento dettagliato che sarà inviato al Governo e alla Regione Puglia per denunciare ritardi, criticità e opacità nella gestione del Just Transition Fund, gli 800 milioni di euro destinati alla transizione giusta dell’area ionica.
Un testo corposo, frutto di analisi, monitoraggio e confronto tra associazioni, che mette in fila problemi strutturali: scarsa trasparenza, partecipazione ridotta al minimo, debolezza amministrativa degli enti locali, rischio di una deriva che potrebbe favorire grandi imprese già consolidate invece di sostenere nuove economie e comunità locali. «Il Jtf è un banco di prova decisivo – si legge nel documento – e non può essere valutato solo sulla base della spesa delle risorse, ma sulla capacità di produrre miglioramenti reali in termini di ambiente, salute, lavoro e rafforzamento del territorio».
A prendere la parola per primo è stato Massimo Ruggieri, portavoce di Giustizia per Taranto, che ha parlato senza giri di parole di un processo «poco partecipativo e poco illustrato alla città». Secondo Ruggieri, manca del tutto una comunicazione efficace: «Non c’è pubblicizzazione dello strumento, e questo impedisce a molte più aziende e startup di accedervi. Il Jtf dovrebbe servire a cambiare l’economia del territorio ma così rischiamo di perdere tempo prezioso».
Ruggieri ha poi voluto sottolineare la portata economica del fondo, ricordando che «la dotazione del Jtf è tre volte superiore a quella stanziata per realizzare gli impianti dei Giochi del Mediterraneo». Un paragone che, nelle sue parole, «fa capire quanto questa sia un’opportunità enorme che Taranto non può permettersi di lasciarsi scappare».
Il nodo dei ritardi resta però il punto più critico. «La criticità principale – ha spiegato – è che questi soldi vanno spesi entro la fine del 2026, almeno per la prima tranche. Anche se c’è stata una mini proroga, i tempi restano strettissimi. Bisogna progettare subito e far fluire al meglio questo strumento». Il documento, ha aggiunto, sarà consegnato «al Governo, che è l’organismo centrale del Jtf, e alla Regione Puglia, che gestisce i bandi. Ma anche il Comune di Taranto ha il dovere di fare la sua parte e di rendere conto alla città».
Ruggieri ha ricordato che dei progetti presentati dal Comune «si è saputo pochissimo. E ha lanciato un allarme: «C’è il rischio concreto che possano attingere ai fondi aziende che non vanno nella direzione della transizione giusta. Sarebbe un disastro per il territorio. Per questo la società civile deve fare la sua parte e noi abbiamo scelto responsabilmente di unirci per esercitare la giusta pressione».
Accanto a lui, Rosa D’Amato, già europarlamentare e tra le promotrici della rete civica, ha parlato di una situazione che «si ripete da anni». «Passa il tempo – ha detto – ma siamo sempre qui a discutere degli stessi ritardi. Per questo nasce questa rete: associazioni, membri del comitato di sorveglianza, cittadini, esperti e ricercatori insieme per stimolare le istituzioni e fare monitoraggio».
D’Amato ha ricordato che era stato promesso un maggiore coinvolgimento entro gennaio, con tavoli di progettazione e incontri pubblici: «Nulla di tutto questo è avvenuto. Per questo chiediamo l’apertura di uno sportello pubblico e gratuito, un incubatore e un acceleratore per la co-progettazione, e fondi per l’assistenza tecnica ai Comuni che non riescono da soli a mettere a terra i progetti. Penso alla Green Belt, al Siab: senza supporto rischiano di restare sulla carta».
La voce di Lunetta Franco, presidente del circolo Legambiente Taranto, ha aggiunto un ulteriore livello di preoccupazione. «Il comitato di sorveglianza si riunisce raramente – ha spiegato – e non può essere quello il luogo in cui si realizza la partecipazione della comunità locale». L’ultima riunione, quella del 4 dicembre, aveva stabilito l’attivazione entro gennaio di due task force e un calendario di incontri periodici. «Siamo al 7 febbraio e non abbiamo notizie. Chiediamo che quelle decisioni vengano attuate. Solo una partecipazione reale può trasformare questo finanziamento in un vero motore di rigenerazione economica e sociale».
La conferenza si è chiusa con un appello corale: Taranto non può permettersi di sprecare l’occasione del Jtf. Le associazioni chiedono trasparenza, continuità, strumenti pubblici accessibili, rafforzamento amministrativo e un percorso di co-progettazione che coinvolga davvero la città. «È una responsabilità collettiva – ha detto ancora Ruggieri – e noi faremo la nostra parte fino in fondo».