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Foto di repertorio

 

Lo stabilimento siderurgico di Taranto si è fermato di nuovo, e questa volta non per una vertenza ordinaria ma per un dolore che pesa come un macigno.

Dopo l’ennesimo incidente mortale che ha coinvolto un lavoratore dell’appalto, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno deciso insieme ai lavoratori di proseguire lo sciopero anche nella giornata di oggi. «Quanto accaduto ieri è il chiaro segnale di un’azienda al collasso – denunciano – ed è inammissibile morire di lavoro per l’assenza di investimenti necessari a mettere in sicurezza i lavoratori e gli impianti». Da qui la decisione di fermare tutti i reparti a partire dalle 7, per l’intero primo turno.
La protesta non si è limitata allo sciopero. Nella giornata di ieri le organizzazioni sindacali, insieme alle Rsu, hanno occupato la Direzione aziendale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Un gesto forte, spiegano, reso inevitabile da una situazione «diventata insostenibile», come dimostrano «i continui comunicati dei rappresentanti della sicurezza che da mesi denunciano la grave condizione degli impianti». È quanto i sindacati hanno ribadito alla Direzione e ciò che porteranno anche all’incontro convocato a Palazzo Chigi il 5 marzo. «Gli infortuni mortali di Loris e di Claudio sono tragedie che dovevano essere evitate – affermano –. Abbiamo più volte denunciato la pericolosità dei luoghi di lavoro dovuta alle mancate manutenzioni».
Le sigle metalmeccaniche chiedono interventi immediati e risorse adeguate per garantire la sicurezza, ricordando che da tempo sollecitano un tavolo governativo per un intervento pubblico che assicuri la messa in sicurezza degli impianti e una prospettiva chiara sulla transizione ecologica. «Ad oggi non c’è stata nessuna risposta – accusano – e il tavolo è stato convocato solo dopo la sentenza del Tribunale di Milano». Parlano di uno stabilimento «al collasso», citando l’assenza di risorse finanziarie e l’uso massiccio della cassa integrazione nelle manutenzioni, con punte del 50-60%. «Da anni – aggiungono – chiediamo interventi strutturali e controlli più severi sugli impianti e sui processi produttivi. Il governo deve porre fine a una vertenza che si trascina dal 26 luglio 2012, quando furono sequestrati gli impianti dell’area a caldo». Per i sindacati non è più accettabile che ai tavoli ministeriali si discuta di assetti di marcia o di un «fantomatico bando di vendita» senza affrontare la condizione dei lavoratori, «che da anni subiscono scelte scellerate dei governi che si sono succeduti senza mai trovare una soluzione». La richiesta è netta: «Bisogna mettere in sicurezza i lavoratori di Adi in AS, Ilva in AS e dell’appalto. Non servono più proclami: il governo deve assumersi la responsabilità di garantire che quella fabbrica non produca altri incidenti sul lavoro». L’attesa, i rinvii e l’assenza di scelte programmatiche, concludono, «hanno prodotto soltanto una lenta agonia degli impianti».
Alla mobilitazione si è aggiunta anche la solidarietà delle Rsu BU Aerostrutture Grt di Fim, Fiom e Uilm del sito Leonardo di Grottaglie, che definiscono l’incidente «un ulteriore gravissimo episodio» e «il chiaro segnale di un’azienda al collasso». Le rappresentanze ricordano che da tempo le organizzazioni sindacali e gli Rls denunciano l’abbandono dei reparti e la mancanza di investimenti per la sicurezza. «Riteniamo inammissibile morire di lavoro ed esprimiamo totale solidarietà per quanto accaduto», dichiarano, ribadendo che la sicurezza «deve essere una priorità assoluta per l’azienda e per tutte le lavoratrici e i lavoratori». Per questo hanno proclamato un’ora di sciopero in uscita su tutti i turni nella giornata di oggi, come gesto di vicinanza e di denuncia.

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