CRONACHE TARANTINE
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Nel dossier sull’ex Ilva si sta consumando una fase delicatissima, in cui ogni mossa dei potenziali acquirenti rischia di ridisegnare gli equilibri di una trattativa già complessa.
Sullo sfondo, un clima di attesa e crescente nervosismo, mentre Governo, commissari straordinari e investitori internazionali cercano di orientarsi in un quadro che cambia di giorno in giorno.
Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, il fondo statunitense Flacks Group ha ribadito la propria volontà di portare avanti l’operazione di acquisizione dell’ex Ilva, chiedendo un confronto diretto con i commissari straordinari. In una nota, la società sottolinea che la “solidità finanziaria” e la “qualità complessiva” delle offerte in campo devono restare criteri centrali nella valutazione del dossier.
La presa di posizione arriva all’indomani della presentazione, da parte del gruppo indiano Jindal, di una nuova proposta vincolante per rilevare l’intero perimetro aziendale. Come riportato da Cronache Tarantine, l’iniziativa del colosso siderurgico ha rimesso in moto un confronto che sembrava essersi temporaneamente arenato, introducendo un elemento potenzialmente in grado di modificare la dinamica della procedura.
Le due offerte – quella di Jindal e quella di Flacks – sarebbero, per dimensioni e impostazione, comparabili. Ma negli ultimi giorni i commissari avrebbero chiesto al fondo americano integrazioni sostanziali, soprattutto sul piano industriale e sulla capacità finanziaria necessaria a sostenere gli investimenti previsti. I chiarimenti richiesti riguardano in particolare la realizzazione dei futuri forni elettrici e la copertura economica degli interventi di bonifica ambientale. Flacks avrebbe domandato ulteriore tempo per produrre la documentazione aggiuntiva e rispondere alle osservazioni.
In questo quadro già teso, le reazioni sindacali non si sono fatte attendere. L’Unione Sindacale di Base, poche ore dopo la presentazione dell’offerta vincolante di Jindal, ha denunciato con toni durissimi il rischio che la competizione tra investitori si trasformi in una “gara al ribasso” sull’occupazione.
Francesco Rizzo e Sasha Colautti, dell’Esecutivo nazionale Usb, parlano apertamente di “trattative ghigliottina”, accusando tanto le indiscrezioni su Flacks quanto la proposta Jindal di alimentare dubbi e incertezze. Per il sindacato il punto dirimente continua a essere ignorato: la tutela integrale dei lavoratori.
Usb ribadisce che ogni piano straordinario deve includere tutti: dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia, personale ex Ilva in Amministrazione Straordinaria e lavoratori dell’appalto. Nessuna esclusione, nessuna frammentazione.
Sul tavolo, l’organizzazione rivendica anche le proprie “soluzioni ottime” per gestire la transizione senza sacrificare posti di lavoro: incentivi all’esodo volontario, accompagnamenti alla pensione, riconoscimento dell’amianto e della siderurgia tra i lavori usuranti.
Ma la linea di fondo resta immutata: per Usb, l’unica via realmente percorribile è la nazionalizzazione dell’acciaieria, con lo Stato chiamato a farsi carico sia dell’emergenza ambientale sia di quella occupazionale. Una posizione netta, che si inserisce in un contesto ancora incerto, mentre il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori dipende dalle prossime mosse del Governo e dai contenuti definitivi delle offerte in campo.