CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Nel dossier dell’ex Ilva, che da anni rappresenta uno dei nodi più intricati dell’industria italiana, gli ultimi sviluppi hanno aggiunto nuove tensioni a un quadro già segnato da incertezze economiche e scelte strategiche divergenti.
Mentre i commissari straordinari hanno depositato la relazione semestrale certificando un’altra pesante perdita, i due soggetti interessati al futuro dello stabilimento di Taranto continuano a muoversi con proposte che delineano visioni quasi opposte. Sullo sfondo resta un territorio che attende risposte concrete dopo stagioni di promesse, crisi e transizioni annunciate.
Nelle scorse ore è emersa una nuova comunicazione di Flacks Group, che ha rinnovato ai commissari la richiesta di una linea di finanziamento ponte temporanea per procedere all’acquisizione del gruppo siderurgico. Nella lettera datata 3 aprile, visionata dall’Ansa, il fondo statunitense introduce un impegno formale: non distribuire dividendi né effettuare alcuna forma di distribuzione agli azionisti fino all’integrale rimborso del prestito. Si tratta di un vincolo che Flacks propone di inserire come clausola vincolante nella documentazione definitiva della transazione. L’investitore ipotizza inoltre che i termini del prestito possano includere la possibilità di convertire in capitale, in tutto o in parte, l’importo residuo. Alla missiva, sempre secondo quanto visionato dall’Ansa, sono allegati una certificazione pro forma della situazione economico‑gestionale consolidata e un prospetto contabile aggiornato al 27 marzo 2026, dai quali emerge che il gruppo dispone di un portafoglio diversificato di attività societarie, immobiliari e finanziarie, con un patrimonio netto consolidato di circa 2,229 miliardi di dollari e una liquidità complessiva pari a 58,2 milioni di dollari depositati presso istituti come JP Morgan e BNP Paribas.
Intanto, la fotografia dei conti dell’amministrazione straordinaria, come riporta Quotidiano, conferma la gravità della situazione. Acciaierie d’Italia spa ha chiuso il periodo 1 luglio – 31 dicembre con 582 milioni e 579mila euro di perdite, un dato che ribadisce la fragilità strutturale del sito e la necessità di un intervento industriale e finanziario capace di invertire una tendenza ormai cronica.
Sul tavolo dei commissari restano due piani industriali che incarnano approcci profondamente diversi. Come riportato da Cronache Tarantine, Jindal immagina una transizione lenta e graduale, mantenendo due altoforni in funzione fino al 2030 e stabilizzando la produzione intorno ai 4 milioni di tonnellate, per poi passare, solo dopo quella data, a un unico forno elettrico con volumi ridotti a 2 milioni. Una scelta più compatibile con gli obiettivi ambientali europei ma che comporterebbe un impatto sociale enorme: dagli attuali 9.702 addetti si scenderebbe a un massimo di 4.500, segnando un ridimensionamento drastico dell’organico e dell’impianto stesso.
Di segno opposto è la proposta di Flacks Group, che punta su un rilancio immediato e ad alta intensità produttiva. Il fondo immagina una capacità di 6 milioni di tonnellate, un organico di 8.500 lavoratori e un piano di investimenti da 5 miliardi per modernizzare gli impianti e sostenere la riconversione tecnologica. Un progetto ambizioso, che tuttavia necessita delle integrazioni richieste dai commissari per verificarne la reale sostenibilità economica, ambientale e industriale.
La scelta finale non sarà soltanto un atto tecnico: determinerà il modello di sviluppo, l’impatto occupazionale e la traiettoria ambientale di un territorio che da decenni vive sospeso tra lavoro e salute. I prossimi passaggi, dalle verifiche tecniche alle eventuali trattative con il governo, diranno quale strada verrà imboccata: la transizione ridimensionata e graduale proposta da Jindal o il rilancio immediato e ad alta intensità industriale immaginato da Flacks Group. In entrambi i casi, il futuro di Taranto resta appeso a una decisione che peserà per molti anni.