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Più di quattro ore di confronto al ministero del Lavoro non sono bastate per trovare un’intesa tra sindacati e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.

Il tavolo, convocato per definire numeri e condizioni della nuova cassa integrazione, si è chiuso senza accordo, lasciando una distanza che le sigle definiscono “inaccettabile”, soprattutto sul nodo dell’integrazione salariale al 70%, considerata imprescindibile per garantire dignità ai lavoratori coinvolti.
Il punto critico, spiega Valerio D’Alò, segretario generale Fim-Cisl, riguarda il decreto che aveva garantito l’integrazione fino al 28 febbraio, costruito sull’ipotesi — poi smentita — che entro quella data l’ex Ilva sarebbe stata ceduta. “Ci è stato detto che il decreto puntava al 28 febbraio perché si dava per certa la cessione. Per noi è un’assurdità”, osserva, ricordando che la vertenza dura da oltre 14 anni. “Non ci aspettavamo margini sull’accordo, ma non pensavamo di dover andare via senza l’integrazione del 70%”. Senza quella garanzia, ribadiscono le sigle, non ci sarà alcuna intesa, anche per evitare disparità tra Ilva in AS e AdI in AS che produrrebbero trattamenti economici diversi.
A questo quadro già teso si è aggiunta la posizione della Fiom. Loris Scarpa ha denunciato l’ennesima sospensione del tavolo e l’assenza di una linea chiara da parte del governo. L’azienda, ha spiegato, vuole avviare una nuova cassa integrazione “da capo”, senza riprendere impostazione e contenuti degli accordi precedenti. Se questa resterà la posizione, avverte Scarpa, “si interrompono tutte le relazioni sindacali” e ripartirà una mobilitazione che non si è mai fermata. Anche per la Fiom, tutto è rinviato al 22 aprile.
Sulla stessa linea si colloca la Uilm. Guglielmo Gambardella ha ricordato che il sindacato era arrivato al tavolo per ottenere certezze sulla prospettiva industriale, occupazionale e ambientale, che ancora mancano. La Uilm ha chiesto almeno la continuità delle condizioni finora garantite ai lavoratori in cassa integrazione — ferie, welfare, integrazione salariale — ma l’azienda non ha dato conferme. L’assenza di garanzie ha portato il Ministero ad aggiornare il confronto: secondo Gambardella, il decreto sembrava assicurare la continuità del sostegno,a dal Ministero è emerso che il testo sarebbe stato scritto per non garantirlo oltre febbraio, una prospettiva “inaccettabile”. Anche per la Uilm, il 22 aprile sarà decisivo.
Il fronte sindacale si è poi allargato alla posizione dell’Ugl Metalmeccanici, che, con Daniele Francescangeli e Alessandro Dipino, ha chiesto chiarezza sulle reali prospettive dello stabilimento, dallo slittamento della ripartenza dell’Afo/4 e delle cokerie al rischio di fermata della centrale elettrica del sito dopo l’ordinanza del Comune di Taranto. L’Ugl ha inoltre sollevato dubbi sulla copertura dell’integrazione salariale al 70%, chiedendo garanzie per evitare l’ennesima penalizzazione dei lavoratori. Anche per loro, il 22 aprile rappresenta un passaggio decisivo.
A chiudere il quadro è arrivata l’Usb. Il coordinatore provinciale Vincenzo Mercurio ha parlato di un incontro “concluso con un nulla di fatto”, con posizioni distanti sin dall’inizio. L’Usb aveva chiesto di confermare “le stesse condizioni dell’accordo precedente, compresa l’integrazione salariale”, ma l’azienda ha parlato solo di una “generica difficoltà”. Per Mercurio, senza “garanzie che può dare solo Palazzo Chigi” non è possibile un confronto serio. L’unico elemento concreto riguarda i buoni welfare: l’azienda ha assicurato lo sblocco di quelli arretrati e la continuità futura, “pur senza indicare i tempi”. Anche per l’Usb, tutto è rimandato al 22 aprile.
Come si ricorderà, la richiesta di cassa integrazione avanzata a febbraio dai commissari straordinari di Accieierie d’Italia in as prevedeva l’estensione dell’ammortizzatore per un massimo di 4.450 lavoratori in tutti i siti del gruppo, con decorrenza dal 1° marzo 2026 per dodici mesi. Di questi 3.803 solo nello stabilimento di Taranto (2.559 operai, 801 impiegati e quadri, 403 intermedi). Il resto è distribuito tra Genova (280), Novi Ligure (170), Racconigi (78), Marghera (42), Milano (42), Paderno Dugnano (20) e Legnaro (15).

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