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C’è un momento, nei percorsi partecipativi, in cui una comunità smette di osservare dall’esterno e comincia davvero a immaginare il proprio futuro.

È il momento in cui le idee diventano voce, le visioni si confrontano e un territorio prova a riconoscersi in un progetto comune. È ciò che è accaduto con il terzo laboratorio pubblico dedicato al Mar Piccolo, appuntamento centrale del processo partecipativo che sta ridisegnando il rapporto tra Taranto e uno dei suoi luoghi più identitari, un percorso coordinato scientificamente dalla professoressa Maria Casola.
Il laboratorio, che si è tenuto giovedì 16 aprile nella Sala Conferenze del Dipartimento Jonico, è stato introdotto dal professor Nicola Fortunato dell’Università di Bari e ha rappresentato la fase in cui cittadini, associazioni, giovani, tecnici e portatori di interesse sono stati chiamati a delineare collettivamente scenari e priorità per il Mar Piccolo. Le proposte emerse costituiranno la base della successiva fase di co‑creazione e saranno trasmesse al decisore pubblico come espressione della volontà condivisa del territorio.
Dopo la sessione introduttiva, i partecipanti si sono divisi in due tavoli di lavoro, coordinati da Naps Lab srls per approfondire i temi progettuali e avanzare proposte concrete. Entrambi i tavoli hanno lavorato sulla visione della Green Belt Taranto, un’infrastruttura verde integrata composta da otto parchi pensati non solo come aree naturali, ma come spazi fruibili, con ciclovie, percorsi pedonali e attrezzature sportive. Particolare attenzione è stata dedicata ai due interventi che riguardano direttamente il Mar Piccolo: il nuovo Parco Naturalistico del Fiume Galeso, circa venti ettari di rinaturalizzazione e fruizione sostenibile, e la rigenerazione del Parco della Rimembranza, collegati da un percorso ciclopedonale continuo. È stato ricordato che la procedura negoziale con la Regione Puglia per la definizione del finanziamento, rideterminato in 84 milioni di euro, è attualmente in corso.
È stato affrontato anche il tema del Sea Hub, il sistema integrato dedicato alla riqualificazione ambientale del Mar Piccolo e alla riconversione produttiva della pesca e della mitilicoltura. I partecipanti hanno analizzato i quattro cluster operativi: il nuovo Mercato Ittico con punto di sbarco e ricollocazione dei pescherecci; la rifunzionalizzazione dell’ex stabulatore nell’area PIP del Sabbione; la nuova area attracchi del compendio Cimino‑Manganecchia per gli operatori del secondo seno; e la rinaturalizzazione dell’Arco Nord. Nel confronto sono emersi anche gli altri progetti connessi alla fruizione del Mar Piccolo: il Lungomare Terrazzato dei Tamburi, finanziato con fondi Cis, pensato per riconnettere il quartiere al mare attraverso un ponte e piazze panoramiche; il progetto Remar, che prevede la trasformazione di un tratto dell’ex ferrovia Circum Mar Piccolo in percorso ciclopedonale tra il Parco di Cimino e la Palude della Vela; e il terzo lotto del Waterfront Nord, che sostituirà gli attuali moli con nuove strutture per la pesca tradizionale e la nautica sportiva.
Il laboratorio si è concluso con una restituzione condivisa, nella quale sono stati raccolti i contributi dei due tavoli e le priorità emerse dal confronto. Il percorso partecipativo proseguirà con il prossimo appuntamento, fissato per giovedì 23 aprile, quando la comunità sarà nuovamente chiamata a costruire, passo dopo passo, la visione futura del Mar Piccolo. In quell’occasione il focus sarà dedicato alla creazione di una comunità patrimoniale del Mar piccolo secondo la Convenzione Faro.

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