CRONACHE TARANTINE
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Ci sono notizie che scuotono una comunità più di altre, soprattutto quando riguardano una vita spezzata all’interno di un luogo che dovrebbe rappresentare cura e speranza.
È quanto accaduto dopo la morte di una donna di 50 anni di Lizzano, deceduta all’ospedale Moscati subito dopo l’avvio di un trattamento innovativo. Una vicenda che ha suscitato interrogativi e apprensione, spingendo la ASL di Taranto a intervenire per chiarire i contorni clinici e tecnici dell’accaduto.
Secondo una prima ricostruzione, la paziente – affetta da una forma di leucemia da circa un anno – era stata ricoverata per accedere a una terapia all’avanguardia. Durante l’infusione del materiale biologico, proveniente da un laboratorio specializzato di Amsterdam, avrebbe accusato un malore improvviso culminato in un arresto cardiocircolatorio. Sarà l’autopsia a stabilire le cause esatte del decesso, ma la direzione generale della ASL ha ritenuto necessario precisare alcuni elementi fondamentali.
«Al momento del malore la paziente non era sottoposta a una trasfusione di emocomponenti», chiarisce l’azienda sanitaria, «bensì era in corso un’infusione di linfociti autologhi, quindi della paziente stessa, modificati per incrementarne l’azione anti‑tumorale». Si tratta della terapia CAR‑T, una delle frontiere più avanzate nel trattamento di leucemie, linfomi e mielomi refrattari alle cure convenzionali. La procedura, spiegano dalla ASL, è complessa e inizia con il prelievo dei linfociti del paziente attraverso aferesi: «Anche in questo caso il prelievo è avvenuto a fine gennaio presso l’Unità di Aferesi del Servizio Trasfusionale di Taranto».
I linfociti raccolti vengono poi inviati a un’azienda specializzata che li sottopone a rigorose valutazioni qualitative e quantitative prima di procedere all’ingegnerizzazione, ovvero all’inserimento del recettore CAR capace di riconoscere e attaccare le cellule tumorali. «Secondo le normali e consolidate procedure, e con l’osservanza di tutte le regole previste, i linfociti CAR‑T sono stati reinfusi nella paziente ricoverata presso la struttura di Ematologia dell’Ospedale Moscati», precisa ancora la ASL.
Dopo pochi minuti dall’avvio dell’infusione, la donna ha manifestato un lieve malore e il trattamento è stato immediatamente sospeso. È seguito un arresto cardiocircolatorio: «Le tempestive procedure rianimatorie hanno consentito la ripresa del ritmo cardiaco», ma la paziente, in coma, è stata trasferita in Rianimazione, dove è deceduta il giorno successivo. La ASL sottolinea che «il decesso non è stato conseguenza di errata trasfusione, ma una imprevedibile complicanza di una procedura correttamente eseguita».
La struttura di Ematologia del Moscati è autorizzata a eseguire terapie CAR‑T dal 2022, prima in Puglia a ottenere tutte le certificazioni necessarie. Da allora, spiegano dall’azienda sanitaria, «sono state sottoposte al trattamento circa 50 persone».
Il Commissario Straordinario Vito Gregorio Colacicco ha espresso il proprio cordoglio: «Siamo profondamente addolorati. Manifesto la mia vicinanza ai familiari e agli amici della signora deceduta». Un dolore che si accompagna alla necessità di attendere gli esiti dell’autopsia, unico strumento in grado di chiarire definitivamente le cause della tragedia.