CRONACHE TARANTINE
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Le ultime vicende legate allo stabilimento siderurgico, in particolare l’ordinanza del sindaco di Taranto sulla centrale elettrica, stanno alimentando un clima di forte inquietudine tra le imprese.
«Il rischio paventato da molte aziende è che si vada verso una deriva economica e occupazionale senza ritorno», afferma il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, riportando il malessere che si respira in via Dario Lupo di fronte agli sviluppi del già complesso dossier ex Ilva.
Toma non nasconde che la situazione fosse già critica, ma ritiene che l’ordinanza del primo cittadino rappresenti un ulteriore elemento di destabilizzazione. «Pur non trattandosi di un fulmine a ciel sereno, perché la situazione si presenta comunque difficile per vari aspetti, si tratta però indubbiamente di un ulteriore carico da novanta che si va ad aggiungere ad altri», osserva. Un peso che, secondo il presidente, rischia di rendere lo stabilimento «poco attrattivo per gli eventuali investitori, specialmente nel momento attuale, in cui si va a negoziare una possibile cessione dello stabilimento che sappiamo essere tutt’altro che semplice».
Per affrontare la questione in tutte le sue implicazioni, Confindustria Taranto riunirà a breve il Consiglio Generale, con l’obiettivo di ascoltare le istanze delle imprese e valutare le ricadute più immediate per il territorio. Ma Toma avverte che il quadro si sta rapidamente deteriorando. «Se fino a pochi giorni fa si navigava a vista, ora si rischia di procedere al buio, perché questa città si sta trincerando dietro la logica dei no a oltranza senza esprimere però soluzioni di sviluppo concrete e condivise».
Il presidente fa riferimento a quella che definisce una mancanza di visione, anche alternativa alla grande industria, proprio mentre si procede con un’ordinanza che potrebbe creare le condizioni per una chiusura dello stabilimento. Una congiuntura che Toma giudica particolarmente rischiosa: «Se da un lato si pongono paletti e restrizioni sulle imprese, come accaduto anche per Eni, dall’altro non si assiste alla creazione di condizioni utili a generare sviluppo e nuova occupazione, malgrado le notevoli risorse – JTF in primis – cui il territorio può attingere».
Toma ricorda che Confindustria Taranto sta lavorando da anni per favorire una diversificazione produttiva capace di offrire alternative concrete alle sacche di disoccupazione che affliggono il territorio. «Lo abbiamo fatto anche portando all’attenzione diretta del Governo centrale specifici progetti ad alto contenuto di innovazione», sottolinea, «nell’intento di evidenziare la vivacità imprenditoriale che, a dispetto di un diffuso disfattismo che danneggia questo territorio, continua a operare a Taranto e nella sua provincia per costruire un futuro diverso, moderno ed ecosostenibile».
Il presidente ribadisce la disponibilità dell’associazione a collaborare con le istituzioni: «Noi sicuramente continueremo a porci come partner delle istituzioni, locali e nazionali, per portare avanti queste vision di crescita». Ma avverte che questo impegno non può tradursi in una marginalizzazione del ruolo dell’industria siderurgica. «Nel suo rilancio dobbiamo crederci tutti», conclude Toma. «Il rischio è ancora quello di una inevitabile desertificazione industriale, perché le alternative non si costruiscono dall’oggi al domani».