CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Mentre il Governo continua a inseguire un difficile equilibrio sulla crisi dell’ex Ilva, tra ipotesi di vendita, piani alternativi e trattative che si consumano più sui giornali che nei tavoli istituzionali, arriva un segnale che sembra andare in direzione opposta.
Da una parte, infatti, l’esecutivo valuta un “piano B” per la cessione degli stabilimenti siderurgici di Taranto (si parla di una possibile nuova gara che vedrebbe in campo Arvedi e Qatar Steel operazione che sarebbe condotta in prima persona dalla premier Giorgia Meloni e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Alfredo Mantovano); dall’altra, il ministero delle Imprese e del Made in Italy sigla un accordo di sviluppo da 82,5 milioni di euro con il gruppo Arvedi per potenziare lo stabilimento di Cremona. Un investimento importante, sostenuto da 22,5 milioni di agevolazioni pubbliche, che punta su innovazione, acciaio magnetico di nuova generazione, recupero di materie prime secondarie e ricerca per acciai a basso impatto ambientale. Un paradosso che non sfugge al mondo sindacale: mentre a Taranto si discute ancora del futuro, altrove si investe con decisione.
È in questo clima che arriva la dura presa di posizione del segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, che non usa giri di parole: «Apprendiamo ancora una volta da indiscrezioni di stampa di presunti piani alternativi del Governo sull’ex Ilva, con il coinvolgimento di nuovi soggetti industriali. Un metodo inaccettabile quando si parla del futuro di migliaia di lavoratori e di un asset strategico per il Paese». Per Palombella, il problema non è solo il merito, ma il metodo: «Non è più tollerabile che il sindacato e i lavoratori vengano informati attraverso i giornali. Serve rispetto e serve soprattutto chiarezza».
Il leader Uilm respinge con forza l’idea di un “piano B”: «Altro che piano B, siamo di fronte all’ennesimo fallimento del Governo in questa vertenza, con due gare di vendita andate in fumo in un anno». Palombella accusa il Mimit di inseguire da mesi ipotesi di cessione senza affrontare il nodo centrale: «Il risanamento, il rilancio industriale dell’ex Ilva e il ruolo dello Stato». Il risultato, denuncia, è evidente: «La proroga della cassa integrazione straordinaria per migliaia di lavoratori senza un accordo con il sindacato certifica il fallimento di questa linea e scarica ancora una volta il peso della crisi sui lavoratori».
Per Palombella, il futuro dell’ex Ilva non può essere affidato a «soluzioni improvvisate o operazioni costruite senza un confronto con le parti sociali». La richiesta è netta: «È indispensabile che il Governo assuma fino in fondo la responsabilità di una presenza pubblica forte, anche attraverso una gestione diretta e temporanea, per garantire continuità produttiva, sicurezza degli impianti e salvaguardia dell’occupazione». Le criticità industriali, aggiunge, sono ormai drammatiche: «Lo slittamento della ripartenza dell’altoforno 4 e il rischio concreto di bruciare ulteriori risorse pubbliche senza un reale rilancio produttivo dimostrano che non c’è più tempo da perdere e che serve una svolta immediata».
Per questo la Uilm chiede un passaggio politico di massimo livello: «Chiediamo la convocazione urgente del tavolo a Palazzo Chigi che il Governo si era impegnato a fare entro marzo. Basta annunci e indiscrezioni: il Governo deve dire con chiarezza quale strategia intende adottare, mettendo sul tavolo soluzioni vere per garantire un futuro ai lavoratori stremati da anni di incertezza e cassa integrazione».
Intanto, mentre Taranto resta sospesa tra ipotesi e rinvii, il Mimit annuncia investimenti significativi altrove. L’accordo con Arvedi, denominato “ARVES”, punta a sviluppare acciai magnetici di nuova generazione per macchine elettriche, tecnologie innovative per il recupero di materie prime secondarie e acciai a basso impatto ambientale destinati all’automotive. Un progetto che, secondo il Ministero, «è strategico per la competitività del sistema produttivo e per lo sviluppo sostenibile del territorio». Invitalia gestirà l’istruttoria per l’ammissione alle agevolazioni, mentre il Mimit rivendica l’efficacia dei contratti di sviluppo: «Nel 2025 sono stati deliberati 134 programmi di investimento, il triplo rispetto al 2022».
Due Italie che viaggiano a velocità diverse: una che investe, innova e programma; l’altra che attende ancora una decisione chiara sul proprio destino industriale. E Taranto, ancora una volta, resta in bilico.