CRONACHE TARANTINE
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Le trattative per il futuro di Acciaierie d’Italia restano al centro dell’agenda politica nazionale e oggi, durante il question time alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha fatto il punto sul percorso di acquisizione, confermando che il confronto procede su più fronti e che l’interesse non riguarda soltanto i due gruppi che hanno presentato un’offerta vincolante.
Una precisazione significativa, che apre lo scenario a ulteriori possibili sviluppi in una procedura che il ministro ha definito “aperta, comparativa e realmente competitiva”. Un aggiornamento che arriva nelle stesse ore in cui i Segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella, hanno inviato una lettera al Governo per sollecitare la convocazione del tavolo ex Ilva presso la Presidenza del Consiglio, denunciando “l’assoluta mancanza di confronto e di coinvolgimento” nonostante “la situazione sempre più drammatica in cui versano migliaia di lavoratori e la totale incertezza e confusione sul futuro”. I sindacati ricordano che l’esecutivo si era impegnato a riconvocare il tavolo dopo l’incontro del 5 marzo a Palazzo Chigi e chiedono che il confronto venga riaperto con urgenza.
Nel suo intervento, Urso ha ricordato che “le trattative per l’acquisizione di Acciaierie d’Italia proseguono e vedono coinvolti i due soggetti internazionali che hanno presentato un’offerta vincolante: il Gruppo Flacks e il gruppo Jindal Steel International”. Entrambi, ha spiegato, sono impegnati in un fitto dialogo “con i commissari, con le autorità locali, sia in Puglia sia in Liguria, regioni e comuni, e con le diverse agenzie e istituti preposti al sostegno finanziario, vista la complessità degli investimenti programmati”.
Sul fronte Flacks Group, il ministro ha chiarito che “i commissari hanno chiesto al Gruppo Flacks di fornire prova documentale della sua capacità finanziaria e sono in corso approfondimenti fra i rispettivi team”. Parallelamente, prosegue il confronto con Jindal Steel International, definito “uno dei primari produttori di acciaio verde su scala mondiale”, che ha presentato un piano industriale collegato alle attività del gruppo in Oman. Il progetto, ha spiegato il ministro, punta a integrare l’attuale produzione dell’ex Ilva “con prodotti per l’automotive, la difesa e per gli impianti di energie rinnovabili”, prevedendo investimenti rilevanti su manutenzione, ammodernamento, tutela ambientale e decarbonizzazione, “soprattutto alla luce della devastazione avvenuta durante la gestione di Mittal, 7 miliardi di danni accertati agli impianti e all’azienda”.
Il piano di Jindal prevede una produzione di 4 milioni di tonnellate nella fase transitoria e di 6 milioni a completamento della transizione verde. Ma il passaggio più rilevante della risposta del ministro riguarda l’apertura a ulteriori soggetti interessati: “Altri soggetti, oltre ai due proponenti, stanno mostrando interesse, come è normale che sia, e possono in ogni momento presentare un’offerta – purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute – trattandosi di una procedura ‘aperta’ come previsto dal bando”. Una frase che conferma come il perimetro della trattativa non sia affatto chiuso e che il governo consideri possibili nuovi ingressi nella competizione per il polo siderurgico, un elemento che si intreccia con la richiesta dei sindacati di riaprire immediatamente il confronto istituzionale per dare certezze ai lavoratori.
Il ministro Urso ha poi affrontato il tema della cassa integrazione, ricordando che “l’ultimo incontro, svoltosi presso il Ministero del Lavoro, aveva per oggetto la concessione della cassa integrazione per 4.450 dipendenti, in continuità”. Il verbale è stato formalizzato “senza la firma delle organizzazioni sindacali, come già accaduto nel precedente piano di cassa integrazione”. Attualmente, ha precisato, “i dipendenti in cassa integrazione sono 3.850”.
La risposta del ministro conferma dunque un quadro in movimento, con due offerte vincolanti sul tavolo, ulteriori manifestazioni di interesse e una procedura che resta aperta a nuovi soggetti. Un passaggio che potrebbe rivelarsi decisivo nelle prossime settimane, mentre i commissari continuano a valutare piani industriali, capacità finanziarie e prospettive di rilancio di uno dei dossier più complessi dell’industria italiana, mentre il pressing dei sindacati per un confronto politico immediato si fa sempre più insistente.