CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Presidente, non ha paura che San Nicola possa ingelosirsi? Gliel’hanno chiesto con un sorriso, quasi a voler sciogliere la solennità del momento.
E Antonio Decaro, ospite d’onore delle celebrazioni di San Cataldo, non si è tirato indietro. Ha sorriso anche lui, di quel sorriso largo e un po’ furbo che i baresi sfoderano quando sanno di essere finiti in territorio “sensibile”. Poi ha risposto, con la naturalezza di chi sa tenere insieme ironia e istituzione: «San Nicola è il patrono della Puglia oltre che della città di Bari, e oggi ci tenevo a essere qui».
La Cattedrale era piena, le campane suonavano come in un film di Tornatore, e Decaro sembrava perfettamente a suo agio in mezzo ai tarantini. «È una giornata particolare», ha aggiunto, «si rinsalda il rapporto tra la città di Taranto e il suo mare grazie alla benedizione del mare. Per me è una bella giornata. La presenza del presidente della Regione è come accompagnare l’intera comunità regionale attraverso i riti e le tradizioni delle nostre città. È una bella esperienza».
Poi si è fatto serio, ma senza perdere quella verve che lo contraddistingue: «Identità vuol dire sviluppo. L’identità rappresenta un pezzo della nostra storia. Sono i valori del vescovo irlandese che è venuto qui, in questa città. Sono i valori che ci hanno insegnato i nostri nonni, i nostri genitori, quando ci tenevano per mano e ci accompagnavano alle processioni».
E mentre parlava, le bande intonavano le prime marce, come se volessero sottolineare le sue parole. «Questi suoni delle campane e delle bande», ha detto, «ci fanno tornare indietro nel tempo, ci ricordano quando eravamo piccoli e ci accompagnavano persone che magari oggi non abbiamo più vicino».
Poi, quasi come un impegno solenne: «Mi prenderò cura di tutta la Puglia, a cominciare dalle fragilità della nostra regione. Fragilità fisiche, paesaggistiche, ma anche sociali e umane. Attraverseremo insieme la comunità pugliese, in tutte le sue singole comunità».
Un discorso che ha toccato corde profonde, e che si è intrecciato con quello del sindaco Piero Bitetti, presente accanto al presidente con l’orgoglio di chi sente la città vibrare nelle sue giornate più identitarie. Bitetti ha raccolto il testimone con naturalezza, parlando di futuro, radici e sfide. «Vogliamo riportare Taranto a risplendere per come merita», ha detto, «a partire dalla formazione, puntando sull’università e sui collegamenti, creando ricadute occupazionali e sostenendo economie che possano garantire un futuro ai ragazzi che vogliono rimanere qui, legati alle loro radici».
Il sindaco ha parlato di giovani con un tono che non era solo istituzionale, ma quasi paterno: «Dobbiamo combattere tutti insieme, come grandi comuni della Regione Puglia, per contrastare lo spopolamento che ha colpito tutto il Sud. Ripartendo dalla Puglia lanciamo la sfida di tenere i nostri giovani».
E mentre i due parlavano, la città intorno sembrava ascoltare davvero: le confraternite in abito, i bambini con gli occhi spalancati, gli anziani che conoscono ogni passo della processione a memoria. Taranto, per un giorno, è sembrata sospesa tra sacro e quotidiano, tra ironia e identità, tra mare e pietra.
Decaro e Bitetti, ognuno con il proprio stile, hanno ricordato che le tradizioni non sono cartoline ingiallite, ma strumenti vivi per guardare avanti. E che San Cataldo, almeno per oggi, non farà ingelosire nessuno. Nemmeno San Nicola.