CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
È stato un momento intenso, quasi sospeso, quello vissuto questa mattina al Teatro Orfeo, dove il prof. Vincenzo Schettini, ospite dell’iniziativa organizzata da ITS Academy Mobilità, ha parlato agli studenti delle classi terze, quarte e quinte degli istituti superiori.
Un teatro pieno, un silenzio attento, e poi quelle parole – dure, dirette, necessarie – che hanno attraversato la platea come un brivido collettivo. Schettini non ha scelto scorciatoie: ha scelto la verità. Una verità che fa male, ma che serve accennando all’episodio di violenza scatenatosi sabato mattina, 9 maggio, in piazza Fontana e che è costato la vita al 35enne bracciante agricolo originario del Mali, Sako Bakary.
“È successo a Taranto. Vi sembra normale?” ha chiesto agli studenti, guardandoli negli occhi. “Vi sembra normale che uno che si trova a passare in una piazza venga ammazzato?”. E poi l’immagine, semplice e potentissima: “Se un cane passa in una piazza e ci sono altri tre cani, quelli non l’ammazzano. Gli abbaiano contro, semmai. Ma non l’ammazzano”.
Un teatro intero tratteneva il fiato. Schettini ha insistito: “Ragazzi, riflettete sulla gravità delle cose. E vi prego: la soluzione siete voi”. Ha parlato di “bravi ragazzi, tantissimi”, che però devono imparare a “staccarsi dalle fesserie che girano in rete, da questa droga continua del digitale”, perché quel mondo virtuale “fa credere che tutto sia facile, che tu sei un fallito e gli altri ce l’hanno fatta”. Una distorsione che alimenta rabbia, frustrazione, violenza. “La cosa che è successa è successa fra persone normali, ragazzi normali. Non siamo nel Far West”, ha detto con voce ferma. E poi, quasi come un padre: “Io conto su di voi. Mi addolora, come docente e come uomo, vedere questi accadimenti”.
Un intervento che ha scosso, che ha lasciato un segno. E che ha riportato al centro il tema più urgente: la responsabilità collettiva, la necessità di una comunità che non si abitui alla violenza.
In questa stessa direzione si muove anche la nota diffusa dal Comitato cittadino del PSI di Taranto, che ha espresso “la più sentita solidarietà alla famiglia di Bakary Sako” e ha definito il presidio spontaneo dei cittadini “un atto civile di grande dignità”. Per i socialisti tarantini, quella piazza è stata “la parte migliore della città, quella che non volta la testa”, ma l’assenza ufficiale delle istituzioni ha rappresentato “un segnale politico preciso”. “La comunità non si costruisce solo con protocolli e delibere, ma con la presenza fisica di chi ha responsabilità pubbliche, lì dove la città piange e chiede giustizia”, si legge nella nota. Il PSI invita dunque le istituzioni locali a “non mancare mai più quando la città chiama”, ribadendo il proprio impegno contro ogni forma di razzismo e discriminazione e ringraziando chi ha partecipato al presidio: “Avete rappresentato lo spirito di una Taranto che non si arrende”.
Due voci diverse, quella di un professore e quella di un partito storico, ma unite dallo stesso appello: Taranto non può permettersi indifferenza. Taranto ha bisogno di presenza, di responsabilità, di comunità. E soprattutto – come ha ricordato Schettini – ha bisogno dei suoi ragazzi. Perché il futuro, quello vero, passa da loro.