CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
Nella parrocchia della Madonna delle Grazie di via Falanto, la Festa dei Popoli ha assunto quest’anno il tono di una riflessione profonda sull’umanità e sulla fede, intrecciando la solennità dell’Ascensione con il richiamo all’accoglienza e alla fraternità.
Monsignor Ciro Miniero, arcivescovo di Taranto, ha aperto la celebrazione con parole che hanno subito orientato lo sguardo dei presenti verso il senso più alto della giornata: «La preghiera colletta della liturgia di oggi ci ha invitati a gioire di una gioia santa, poiché nel Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto al Padre».
Da quella prospettiva, il presule ha invitato la città a “fissare lo sguardo in alto”, come gli uomini di Galilea, per ripartire dall’annuncio del Vangelo e dalla consapevolezza che «Gesù è l’amico dei peccatori, colui che si è legato per amore a ciascuno di noi». Un amore che si manifesta nei volti dei poveri, degli indifesi, dei malati e dei dimenticati, perché – ha ricordato – «Lui è la voce dei miti, degli assetati di giustizia, la beatitudine dei puri di cuore, la conversione dei ricchi e dei potenti».
Nel cuore dell’omelia, Miniero ha richiamato il valore universale della dignità umana, sottolineando che «Gesù ha conferito a ciascuno un valore non senza prezzo, perché per ciascuno è valso il sangue stesso di Dio». Da qui il riferimento alla morte di Sako Bakari, simbolo di un dolore che interpella la coscienza collettiva: «Non possiamo tacere di fronte alla sua morte; deve essere questo il motivo più vero del nostro sconcerto e della nostra condanna di ogni forma di violenza, di esclusione, di cattiveria».
L’arcivescovo ha poi ribadito che la fede non può essere indifferente: «Se un cristiano si dovesse girare dall’altra parte, non apparterrebbe veramente a Cristo, non potrebbe dirsi tale, perché non conoscerebbe il Vangelo». E proprio dal Vangelo ha tratto il mandato che chiude il tempo pasquale e apre la missione: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra… Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli». Essere discepoli, ha spiegato, significa «insegnare a mettere in pratica l’amore, cominciando da noi stessi, non delegare la missione educativa, ma farcene carico con tutte le nostre forze e risorse».
Il messaggio finale è stato un appello alla città e alla comunità ecclesiale: «Badiamo bene che questa Festa dei Popoli ci insegni a non tradire mai più il sogno di Dio che si realizza in Cristo». Taranto, ha detto Miniero, deve mostrarsi «comunità ospitale, generosa, così come è sempre stata», aprendosi al dialogo con le altre fedi e culture. Solo così, ha concluso, «potremo realizzare il sogno di Dio, se tutti insieme – comunità ecclesiale, istituzioni e agenzie formative – avremo come riferimento il Vangelo e la testimonianza di Gesù che continua a ripeterci: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”».