CRONACHE TARANTINE
IL QUOTIDIANO DI INFORMAZIONE DI TARANTO
È stato un inizio di Consiglio comunale tutt’altro che ordinario quello di oggi, lunedì 18 maggio.
Prima ancora che si aprisse la discussione sui punti all’ordine del giorno, il sindaco Piero Bitetti ha preso la parola e ha pronunciato un intervento lungo, appassionato e durissimo, un vero j’accuse rivolto a tutti: opposizione, associazioni, commentatori, e persino alla sua stessa maggioranza. Un discorso che ha attraversato i temi più caldi della città — dall’omicidio di Sako Bakari alla violenza giovanile, dalla crisi dell’ex Ilva alla vicenda dell’aeroporto di Grottaglie — e che ha avuto un passaggio destinato a restare nella memoria politica cittadina: «Se l’uomo Piero Bitetti resta solo è un problema mio. Ma se resta solo il sindaco di Taranto, allora abbiamo un problema politico».
Il sindaco ha aperto ricordando «una settimana impegnativa, che faticheremo a dimenticare», segnata dall’assassinio di Bakari, «ucciso da un gruppo di giovanissimi, un episodio di inaudita gravità». Ha ribadito che «ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità» e che «la giustizia farà il suo corso», ma ha soprattutto rivendicato la reazione della città: «Taranto ha reagito come doveva. I tarantini si sono stretti attorno alla famiglia e alla comunità africana per ribadire che la nostra è una città che fa dell’accoglienza e della solidarietà i suoi tratti distintivi».
Bitetti ha risposto anche alle polemiche sulla mancata proclamazione del lutto cittadino: «Il provvedimento è pronto, manca solo la data. Stiamo attendendo l’autopsia e l’arrivo dei familiari, per muoverci secondo le loro usanze, con particolare rispetto e sensibilità». E ha aggiunto: «Siamo contro l’odio, contro la violenza, anche quella verbale».
Il sindaco ha poi allargato lo sguardo alle cause profonde della violenza: «Il nostro è un territorio impoverito oltre misura. Una povertà diffusa, non solo economica. La popolazione si è sentita usata e tradita dallo Stato, e per questo manifesta aggressività, a volte anche contro la propria città». Per Bitetti, la risposta non può che essere educativa: «La violenza nasce dalla povertà educativa e sociale. È nella prevenzione che dobbiamo investire sforzi e risorse. Una società istruita, coesa, pacificata è certamente una società più sicura».
Poi l’affondo politico, durissimo: «Si ripete un film che comincia a stancarmi: superficialità, strumentalizzazione politica, odio sui social. Sono diventato il bersaglio preferito di associazioni, esponenti politici di minoranza e talvolta anche di maggioranza». Ha ricordato episodi in cui si è sentito isolato: «Mi hanno impedito di uscire dal Palazzo quando per motivi personali imprevisti ho dovuto lasciare, dopo circa tre ore di dibattito, l’incontro con le associazioni ambientaliste, pur rimanendo rappresentanti dell’amministrazione, sulla questione ex Ilva, mi hanno accusato di non intervenire su impianti che non sono nemmeno di competenza comunale. E quando, dopo le polemiche suscitate dalla dichiarazione fatta al Concerto del Primo Maggio che accostava la premier Meloni al Mussolini ho espresso un’opinione, mi è stato detto che dovevo tacere. Questo sì che è un atteggiamento fascista».
Sul fronte ex Ilva, Bitetti ha parlato senza filtri: «Non accetto lezioni da chi ha tenuto in piedi quella fabbrica senza risolvere i problemi. Tutti ci hanno provato, nessuno ci è riuscito. Non per malafede, ma perché la vicenda è maledettamente seria e complessa». E ha aggiunto: «Primi della classe sulla questione Ilva non ne vedo. Vedo solo ripetenti che si atteggiano a primi della classe».
Anche la questione dell’aeroporto di Grottaglie è stata al centro del suo intervento: «Ho detto chiaramente che lo scalo si presta a molteplici funzioni. Questo significa confermare la sua centralità per cargo e aerospazio, e poi unire le forze per ottenere risultati migliori. Ma qualcuno ha detto che la mia posizione era offensiva verso la comunità tarantina. Io chiedo: in vent’anni, perché non si è riusciti ad aprire ai voli civili? È colpa mia che faccio il sindaco da meno di un anno? Scrivere una nota è facile, realizzare un progetto molto più difficile».
Bitetti ha poi richiamato la necessità di una maggioranza compatta: «I partiti della maggioranza avrebbero dovuto, per amore di verità, inviare ai giornali una semplice nota: il sindaco non era in Piazza Fontana (il riferimento è alla manifestazione dopo l’omicidio di Bakari, ndc) per un motivo noto, ma l’amministrazione sì, ed era ben rappresentata». E ha denunciato le speculazioni: «Abbiamo tenuto il silenzio per rispetto del lavoro delle forze dell’ordine. Non appena abbiamo avuto conferma dei fatti, abbiamo preso posizione».
In chiusura, il sindaco ha richiamato tutti a un’assunzione di responsabilità collettiva: «Taranto è una città che si divide per tutto. Il nostro compito è unire, confrontarci, fare un passo alla volta per migliorarla». Ha rivendicato il suo stile politico: «Sono un moderato, mi piace il ragionamento, rispetto gli avversari. Non mi piace la politica muscolare. Sono allergico al populismo».
E ha lasciato l’aula con un monito che suona come un avvertimento e una richiesta di sostegno: «Per amministrare una città come la nostra ci vogliono idee, progetti, passione e coraggio. Il coraggio di metterci la faccia. Ma se il sindaco resta solo, allora sì, abbiamo un problema politico».