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L’allarme torna a risuonare forte attorno allo stabilimento siderurgico di Taranto.

Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, denuncia ancora una volta come l’Ilva continui a inquinare «nonostante la produzione quasi ferma», puntando il dito contro gli scarichi idrici degli impianti e, in particolare, contro l’attività dell’altoforno. Una situazione che, secondo Manna, dimostra come «gli impianti restino sempre gli stessi, quelli che da anni continuano a inquinare aria, terra e acqua della provincia di Taranto».
La segnalazione si basa su un’ispezione effettuata da Ispra nel settembre 2025, poi verbalizzata con proposta di diffida e trasmessa al ministero dell’Ambiente a febbraio 2026. È stato lo stesso Ministero a notificare l’atto al gestore dello stabilimento il 16 aprile 2026, confermando il superamento dei limiti previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata il 25 luglio 2025. «Alluminio, boro e solidi sospesi totali sono stati rilevati oltre i limiti prescritti», afferma Manna, sottolineando come si tratti di parametri fondamentali per la tutela delle acque.
Al centro della contestazione c’è ancora una volta la loppa di altoforno, già più volte indicata dagli enti di controllo come fonte di inquinamento. «Non solo idrogeno solforato e biossido di zolfo emessi in aria senza captazioni», osserva Manna, «ma anche inquinanti negli scarichi idrici». Un quadro che, secondo VeraLeaks, conferma la persistenza di criticità strutturali negli impianti, indipendentemente dal livello produttivo.
Per Manna, la soluzione non può essere ricercata in un semplice aggiornamento dell’AIA: «Non serve cambiare l’AIA per risolvere i problemi», afferma, «perché gli impianti restano sempre quelli». Una posizione che riapre il dibattito sulla reale efficacia degli strumenti autorizzativi e sulla capacità del sistema di controllo di incidere su un sito industriale che continua a generare preoccupazione nella comunità locale.
La denuncia di VeraLeaks si inserisce in un contesto in cui la città attende risposte chiare sul futuro dello stabilimento e sulla tutela dell’ambiente. E mentre le procedure amministrative seguono il loro corso, resta la domanda che da anni accompagna Taranto: quanto ancora il territorio dovrà convivere con un inquinamento che, secondo gli atti ufficiali, continua a manifestarsi anche quando gli impianti lavorano al minimo.

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