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Si è conclusa ieri, venerdì 22 maggio,  presso l’Aula Magna del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari, la tappa tarantina del Pianeta Mare Film Lab, dopo cinque giorni di incontri, attività formative e confronto che hanno trasformato Taranto in un laboratorio creativo dedicato al mare, alla città e al rapporto tra comunità e territorio.


A emozionare il pubblico è stato il giovane filmmaker italo-caraibico Arik Amodeo, nato ad Antigua e Barbuda e cresciuto in Toscana, che ha ricevuto il premio del pubblico per il cortometraggio “A Sako”, dedicato alla memoria di Bakari Sako. Il riconoscimento è stato attribuito dagli studenti presenti in sala e dai giovani partecipanti al laboratorio, autori a loro volta dei cortometraggi realizzati durante il Film Lab. Gabriele Bellini, Marco Santoro, Davide Santoro, Federica Colacicco, Mattia Magli, Giordano Scialanga, Tiziana Rovere, Carmen Iovino, Anna Maria Spingola, Anna Testa e Irene Guida gli altri ragazzi che hanno partecipato con i loro lavori.
«Ho avuto una grandissima opportunità di creare un corto qui a Taranto con il Pianeta Mare Film Lab – ha dichiarato Amodeo –. Il mio corto si chiama A Sako ed è dedicato a Bakari Sako. Questa esperienza mi ha permesso di portare attenzione su un momento triste, ma anche di raccontare quanto sia forte il senso di unione di questa città e l’affetto tra le persone».
Il filmmaker ha poi aggiunto: «Mi ha colpito l’energia dei ragazzi, davvero coinvolti e curiosi di vedere i nostri lavori. Questa esperienza mi ha connesso profondamente a Taranto. Tornerò sicuramente: è un luogo speciale».
A Taranto il Film Lab ha dialogato con il percorso di ricerca e partecipazione attivato dall’Università di Bari sul Mar Piccolo, in particolare attraverso il progetto “CIVITAS – Memoria urbana, cittadinanza e sostenibilità partecipata”, che si intreccia con il processo partecipativo “Nuovi approcci partecipativi per la tutela e valorizzazione del Mar Piccolo”. Il cortometraggio realizzato da Arik Amodeo si è ispirato ai contenuti e agli obiettivi di CIVITAS.
Nel corso della giornata è stato illustrato il legame tra il Film Lab e il progetto CIVITAS, sviluppato presso il Dipartimento Ionico come percorso di ricerca e public engagement sui temi della memoria urbana, della cittadinanza e della sostenibilità partecipata.
«I luoghi non sono soltanto spazi fisici: cambiano in base a come li viviamo, li osserviamo e ce ne prendiamo cura – ha spiegato Maria Casola, responsabile scientifica del progetto –. I cortometraggi realizzati dai ragazzi mostrano come il linguaggio audiovisivo possa diventare uno strumento per costruire consapevolezza, senso di appartenenza e partecipazione».
Casola ha poi aggiunto: «Una comunità si costruisce quando le persone smettono di sentirsi spettatrici e iniziano a sentirsi parte di un luogo. Il progetto non nasce per i giovani, ma insieme ai giovani, attraverso uno sguardo nuovo sul territorio, sul mare e sul rapporto tra ambiente e persone».
«Spero che oggi i ragazzi escano guardando Taranto, il suo mare e il loro territorio con occhi diversi», ha concluso.
A chiudere la giornata è stato Max Mizzau Perczel, curatore del Giro d’Italia del Pianeta Mare Film Lab insieme al direttore artistico e regista Valerio Ferrara.
«La città ci ha accolto come fratelli e sorelle – ha dichiarato –. Dalle istituzioni alle scuole, dagli insegnanti al team universitario: un’accoglienza straordinaria».
Perczel ha evidenziato anche la dimensione internazionale del laboratorio: «La risposta dei ragazzi è stata importante: abbiamo giovani provenienti da diverse città italiane, molti tarantini ma anche studenti arrivati da altri Paesi. Il Film Lab rinsalda il rapporto tra le città di mare e il proprio mare, un legame che non è mai scontato».
Sui lavori presentati ha aggiunto: «Partiamo da progetti di ricerca e realtà del territorio e li raccontiamo attraverso lo sguardo dei ragazzi, utilizzando strumenti semplici, come lo smartphone, con un approccio accessibile e a minimo impatto ambientale».
Il percorso del Film Lab proseguirà nelle prossime settimane con nuove tappe in Italia e in Europa.
La tappa tarantina si chiude così lasciando un messaggio chiaro: il mare come memoria, ricerca e futuro; i giovani come protagonisti del racconto del territorio; la partecipazione come strumento per costruire maggiore consapevolezza verso i luoghi in cui viviamo.

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